{"id":4271,"date":"2021-02-25T11:55:00","date_gmt":"2021-02-25T10:55:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rivistazoom.it\/?p=4271"},"modified":"2021-02-22T09:58:12","modified_gmt":"2021-02-22T08:58:12","slug":"italia-quanto-pesa-il-nostro-debito-sulle-finanze-pubbliche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rivistazoom.it\/index.php\/2021\/02\/25\/italia-quanto-pesa-il-nostro-debito-sulle-finanze-pubbliche\/","title":{"rendered":"Italia, quanto pesa il nostro debito sulle finanze pubbliche?"},"content":{"rendered":"\n<p>In una recente audizione al Senato francese il Presidente della Banque de France, Fran\u00e7ois Villeroy de Galhau, ha sostenuto che l\u2019Italia \u00e8 uno dei grandi Paesi dell\u2019Unione europea ad aver stanziato il maggior ammontare di fondi pubblici per sostenere l\u2019economia e la societ\u00e0 nel corso della pandemia. Secondo la banca centrale francese, a inizio dicembre 2020, l\u2019Italia avrebbe mobilitato risorse pari al 5,9% del Pil a fronte del 4,6% della Francia e del 3,7% della Germania<\/p>\n\n\n\n<p>Evidenze analoghe, pur se riferite a un periodo precedente e con riferimento a capitoli di spesa un po\u2019 diversi, sono state presentate in un Policy Brief della Luiss School of European Political Economy elaborando dati prodotti dalla Commissione europea (cfr. M. Buti e M. Messori, \u201c\u2018Next Generation \u2013 EU\u2019: Una guida ragionata\u201d, SEP Policy Brief, maggio 2020, n. 29). Questo tipo di misurazione non \u00e8 semplice da produrre, dal momento che non basta calcolare il sostegno diretto alle imprese e ai redditi delle famiglie, ma \u00e8 anche necessario stimare il peso degli interventi indiretti (per esempio, sostegno ai consumi) e delle garanzie di vario tipo.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure, la sostanziale convergenza fra le due stime appena richiamate legittima una prima conclusione: il governo italiano non ha lesinato sull\u2019uso delle finanze pubbliche nazionali per limitare l\u2019impatto della pandemia sull\u2019economia e sulla societ\u00e0. Se ci\u00f2 \u00e8 vero, dove \u00e8 allora finita l\u2019emergenza del \u201cdebito pubblico\u201d italiano, di cui abbiamo discusso per anni prima della pandemia?<\/p>\n\n\n\n<p>Il debito pubblico italiano \u00e8 ancora di dimensioni abnormi. Anzi, il nostro rapporto debito pubblico\/Pil \u00e8 fortemente peggiorato soprattutto a seguito della depressione del primo semestre 2020 e degli incrementi di spesa pubblica sopra ricordati. Esso ha, infatti, registrato sia una drammatica diminuzione del denominatore sia un drastico aumento del numeratore nel tentativo di arginare con risorse pubbliche gli effetti pi\u00f9 duri della crisi.<\/p>\n\n\n\n<p>Sotto il profilo della \u201ctenuta\u201d economica e sociale, tale tendenza \u00e8 stata inevitabile in ragione del duro impatto avuto dalla pandemia in termini di \u201cchiusure\u201d dei processi produttivi e di caduta di una parte dei redditi famigliari e della domanda aggregata del Paese.<\/p>\n\n\n\n<p>Fatto \u00e8 che,&nbsp;oggi, il rapporto italiano debito pubblico\/Pil \u00e8 stimato attorno al livello record del 160% del Pil che sar\u00e0 infranto nel corso del 2021; e, secondo alcune recenti previsioni del Ministero dell\u2019Economia (Sole 24 Ore, 23 gennaio), potr\u00e0 tornare \u201cpoco sopra\u201d il dato del 2019, vale a dire attorno al 135% del Pil, non prima del 2031.<\/p>\n\n\n\n<p>La conclusione da trarre \u00e8 che, durante la pandemia, anche Paesi con una capacit\u00e0 fiscale nulla o negativa \u2013 come il nostro \u2013 hanno potuto aumentare enormemente il rapporto deficit pubblico\/Pil&nbsp;(di pi\u00f9 di 25 punti percentuali nel caso italiano). L\u2019aspetto cruciale dell\u2019analisi qui proposta \u00e8 che, nonostante questi forti incrementi, si \u00e8 verificato un indubbio allentamento del vincolo che, fino a un anno fa, sembrava stringere il rapporto debito pubblico\/Pil in Italia, causando scompensi e instabilit\u00e0 macroeconomiche e lambendo problemi di sostenibilit\u00e0 futura. La ragione cruciale di tale allentamento dei vincoli \u00e8 che, da met\u00e0 marzo del 2020, la politica monetaria della Banca Centrale Europea (BCE) \u00e8 diventata ancora pi\u00f9 accomodante di quanto gi\u00e0 non fosse. Gli aumenti delle emissioni di titoli italiani di debito del periodo marzo 2020 \u2013 gennaio 2021 sono stati, di fatto, coperti dagli acquisti della BCE.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 bene precisare una cosa:\u00a0fino a quando la BCE o\u00a0\u2013 per essere precisi \u2013\u00a0i componenti dell\u2019eurosistema delle Banche centrali manterranno nel loro bilancio l\u2019intero ammontare di titoli acquistati nei mercati secondari, tale debito rimarr\u00e0 \u201csterilizzato\u201d nel senso che non sar\u00e0 nelle mani di investitori di mercato pronti a disfarsene al primo segnale di tensione. Dato che il programma di acquisto dei titoli pubblici da parte dell\u2019eurosistema delle banche centrali dura dal marzo 2015 (con una breve interruzione inferiore all\u2019anno nel corso del 2019), oggi quasi un terzo dello stock italiano di debito pubblico \u00e8 detenuto dalla BCE (o, per essere pi\u00f9 precisi, dalla BCE e \u2013 soprattutto \u2013 dalla Banca d\u2019Italia quale componente dell\u2019eurosistema). Pertanto, la quota sul Pil del nostro debito pubblico in mano a investitori di mercato si attesta intorno al 115% e non al 160% o pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>Come prepararsi al ritorno dell\u2019emergenza debito ?<\/p>\n\n\n\n<p>Per ora siamo nel mondo della teoria che, come \u00e8 facile immaginare, cerca di elaborare un\u2019analisi pi\u00f9 precisa del fenomeno. Una promettente ipotesi di ricerca \u00e8 che l\u2019entit\u00e0 dei titoli pubblici nel bilancio della BCE (o di altra banca centrale), sopra indicata e definibile come \u201cpunto di rottura\u201d, possa portare all\u2019inefficacia dei canali di immissione della liquidit\u00e0 nel sistema economico (i canali monetari e bancari di trasmissione sopra menzionati). Qui non \u00e8 certo il caso di addentrarsi in problemi tanto complessi. Basti notare che, se il \u201cpunto di rottura\u201d sopra evocato diventasse un vincolo effettivo per la BCE, allora gli eccessi nazionali di debito pubblico tornerebbero eccome a mordere.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019inedita convergenza ultra-espansiva fra le politiche fiscali, accentrate (si pensi a Next Generation \u2013 Eu) e nazionali, e la politica monetaria rischierebbe di venire meno; e si romperebbe, cos\u00ec, l\u2019incantesimo di una politica monetaria della BCE che ha reso sostenibili politiche nazionali ultra-espansive anche da parte di paesi privi di capacit\u00e0 fiscali. In un simile scenario, non si tornerebbe al \u201cmondo di prima\u201d. Oltre alla drammatica situazione dell\u2019Italia, vari altri paesi dell\u2019euro area (innanzitutto, la Francia) potrebbero avere debiti pubblici difficilmente sostenibili senza radicali aggiustamenti. Il \u201cmondo di prima\u201d sarebbe, cio\u00e8, assai peggiore che nel passato.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando nel febbraio 2020 la pandemia da Covid-19)ha travolto l\u2019Italia, sarebbe stato socialmente e tecnicamente difficile tamponare l\u2019emergenza e salvaguardare la \u201cselettivit\u00e0\u201d della spesa pubblica. A un anno di distanza, preso atto che molti stanziamenti sono stati troppo indiscriminati e troppo poco efficaci, diventa tuttavia doveroso \u201cselezionare\u201d la spesa pubblica tanto negli obiettivi quanto nelle modalit\u00e0 di utilizzo.<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta, in particolare, di&nbsp;accompagnare l\u2019uscita dall\u2019emergenza mediante un\u2019efficace ed efficiente strategia di sviluppo sostenibile. Del resto, se esistesse davvero un \u201cpunto di rottura\u201d nell\u2019entit\u00e0 e nella composizione del bilancio della BCE, nel medio termine non vi sarebbe scelta: il ritorno a un \u201cmondo di prima\u201d, assai pi\u00f9 squilibrato e minaccioso, imporrebbe drastiche riduzioni del rapporto debito pubblico\/Pil che, per essere gestibili economicamente e socialmente, richiederebbero un ritorno alla crescita.<\/p>\n\n\n\n<p>Le istituzioni europee stanno offrendo, specie a paesi come l\u2019Italia, un\u2019opportunit\u00e0 straordinaria.\u00a0Si tratta del gi\u00e0 citato Next Generation Eu e, in particolare, del suo programma pi\u00f9 robusto: il cosiddetto Recovery and Resilience Facility (RRF). Fra il 2021 e il 2027, l\u2019Italia deve dimostrarsi in grado di progettare e spendere le ingenti risorse offerte dal RRF. Solo in quel caso diventer\u00e0 possibile trasformare un meccanismo di condivisione dei rischi, che \u00e8 oggi una tantum perch\u00e9 imposto dalla pandemia, in uno strumento ricorrente e \u2013 come tale \u2013 essenziale per il graduale accentramento della politica fiscale nell\u2019Unione europea. Una volta collocata su un sentiero di sviluppo sostenibile, l\u2019Italia sarebbe nelle condizioni di concordare con le istituzioni europee un progressivo rientro dal proprio abnorme debito pubblico. Inoltre\u00a0l\u2019Unione europea, che ha un debito comune trascurabile e \u2013 dunque \u2013 ampi margini di capacit\u00e0 fiscale enorme,\u00a0potrebbe trasformare l\u2019ancor pi\u00f9 minaccioso \u201cmondo di prima\u201d in un ambiente economico e sociale molto pi\u00f9 ospitale di come ce lo ricordiamo.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"1024\" height=\"625\" src=\"https:\/\/www.rivistazoom.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/debito-pubblico-italia-crisi-1-1024x625.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-4272\" srcset=\"https:\/\/www.rivistazoom.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/debito-pubblico-italia-crisi-1-1024x625.png 1024w, https:\/\/www.rivistazoom.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/debito-pubblico-italia-crisi-1-300x183.png 300w, https:\/\/www.rivistazoom.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/debito-pubblico-italia-crisi-1-768x469.png 768w, 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