{"id":4395,"date":"2021-03-29T12:00:00","date_gmt":"2021-03-29T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rivistazoom.it\/?p=4395"},"modified":"2021-03-29T08:53:19","modified_gmt":"2021-03-29T06:53:19","slug":"perche-la-notte-e-buia-il-paradosso-di-olbers","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rivistazoom.it\/index.php\/2021\/03\/29\/perche-la-notte-e-buia-il-paradosso-di-olbers\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 la notte \u00e8 buia? Il paradosso di Olbers"},"content":{"rendered":"\n<p>Si continua parlando di paradossi. La domanda di oggi \u00e8: perch\u00e9 la notte \u00e8 buia? Se l\u2019universo \u00e8 praticamente infinito, se ci sono stelle ovunque da chiss\u00e0 quanti miliardi di anni, allora perch\u00e9 la luce di queste stelle, seppur debole, non arriva a noi illuminando in modo omogeneo anche il cielo notturno? Perch\u00e9 la notte \u00e8 quindi cos\u00ec buia? Questa \u00e8 il paradosso di Olbers.<\/p>\n\n\n\n<p>Il signor Olbers \u00e8 stato un astronomo tedesco del 1800. Il paradosso prese il suo nome poich\u00e9 lui lo formalizz\u00f2. In realt\u00e0, gi\u00e0 Keplero e altri si arrovellavano, ben prima di Olbers, su questa domanda.<\/p>\n\n\n\n<p>Seppur apparentemente stupida come domanda, la risposta definitiva ad essa \u00e8 arrivata non prima del 1929. All\u2019epoca di Olbers l\u2019universo era ritenuto essere infinito, eterno e non c\u2019erano ragioni per cui non immaginare stelle distribuite in modo omogeneo ovunque. Questi sono i presupposti che necessariamente, se messi insieme, portano ad avere una notte illuminata a giorno. Puntando il nostro sguardo ovunque nel cielo dovremmo intercettare la luce di qualche stella, che seppur molto lontana, con tempi lunghissimi, avrebbe dovuto comunque arrivare sulla Terra. Ma se la notte \u00e8 buia, allora, necessariamente, o c\u2019\u00e8 almeno uno di questi presupposti ad essere errato, o non stiamo considerando un qualche altro fenomeno.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1916 Albert Einstein elabora e pubblica la sua teoria della relativit\u00e0 generale: un\u2019opera d\u2019arte della fisica moderna, di cui non parleremo oggi. Dalle sue formule, che spiegano come agisce la gravit\u00e0, emerge una descrizione di uno strano universo in continua espansione. Come se fosse un panettone in levitazione. Per Einstein l\u2019idea era assurda e quindi aggiunge alle sue equazioni una costante \u201ccosmologica\u201d in grado di bloccare questo universo per renderlo definitivamente statico; in accordo con le teorie cosmologiche in auge nei suoi anni.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.rivistazoom.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/Paradosso-di-Olbers.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4396\" width=\"633\" height=\"632\" srcset=\"https:\/\/www.rivistazoom.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/Paradosso-di-Olbers.jpg 1010w, https:\/\/www.rivistazoom.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/Paradosso-di-Olbers-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.rivistazoom.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/Paradosso-di-Olbers-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.rivistazoom.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/Paradosso-di-Olbers-768x768.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 633px) 100vw, 633px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Qualche anno pi\u00f9 tardi Edwin Hubble, dall\u2019osservatorio di Monte Wilson, poco distante da Pasadena in California, inizia ad occuparsi della misurazione delle distanze di numerose \u201cnebulose a spirali\u201d. Dalle misure Hubble si rese presto conto che queste \u201cnebulose\u201d non potevano assolutamente essere nebulose della nostra galassia ma che in realt\u00e0 si trattava di numerose galassie, al di fuori della nostra, e sparse nell\u2019universo. In qualche anno la concezione dell\u2019universo viene quindi stravolta: se fino agli anni 20\u2019 tutto l\u2019universo era la nostra Via Lattea, l\u2019universo descritto negli anni a venire \u00e8 un bestione di dimensioni ben pi\u00f9 grandi, ricco di galassie sparse qua e l\u00e0 in modo omogeneo. Lo stesso Hubble per\u00f2 si rende conto che le galassie che erano pi\u00f9 lontane tendevano tutte verso una colorazione rossa: pi\u00f9 queste erano lontane e pi\u00f9 sembravano rosse. Questo voleva dire che, molto stranamente, pi\u00f9 le galassie erano lontane da noi e pi\u00f9 queste si stavano allontanando velocemente da noi stessi. Infatti, per effetto Doppler, come quando passa un\u2019ambulanza e quando si allontana la sua sirena ci sembra suonare un suono pi\u00f9 grave, cos\u00ec con la luce, qualunque oggetto in allontanamento vira verso tonalit\u00e0 di colore a frequenze pi\u00f9 basse e cio\u00e8 verso il rosso.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Dedicher\u00f2 un articolo appositamente su questo tema, ma a causa di questo arrossamento cosmico, si dedusse che l\u2019universo non era assolutamente un qualcosa di statico, ma un essere animato in continua espansione. Lo spazio tra una galassia e l\u2019altra \u00e8 sempre in continua \u201cgenerazione\u201d e quindi le galassie, tranne quelle proprio vicine vicine, si allontanano inesorabilmente le une dalle altre.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 proprio a causa di questa espansione, di questo allontanamento, e dell\u2019effetto Doppler, che noi possiamo goderci dei bellissimi cieli stellati. La luce delle stelle pi\u00f9 lontane non la vediamo la notte perch\u00e9 la loro luce, pur partendo bianca all\u2019origine, arriva a noi \u201crossa\u201d. E se queste galassie sono ancora pi\u00f9 lontane, il loro rosso si fa cos\u00ec cupo da essere invisibile ai nostri occhi: dal rosso come lo intendiamo, la luce degli oggetti lontanissimi ci arriva nella banda dell\u2019infrarosso, se ancor pi\u00f9 lontani nelle microonde, frequenze alle quali il nostro occhio non \u00e8 sensibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Ed Einstein? Riconoscendo la validit\u00e0 dei dati di Hubble, elimina (per poi modificarla nuovamente) la costante cosmologica dalle sue formule che quindi, ancora una volta, si erano dimostrate corrette fin dall\u2019inizio ed in grado di predire fenomeni verificati solo numerosi anni dopo. Einstein disse di quella costante che inchiodava di fatto l\u2019universo: \u201cFu questo l\u2019errore pi\u00f9 grande della mia vita.\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Quindi, seppur fosse infinito ed eterno, cosa che oggi sappiamo essere falsa, basterebbe che l\u2019universo fosse in espansione, come dimostrato da Hubble, per salvare le nostre notti stellate\u2026. Sempre se stupidamente qualche razza intelligente non arriva decidendo di illuminare con luci artificiali la notte distruggendo cos\u00ec, con l\u2019inquinamento luminoso, uno degli spettacoli pi\u00f9 belli che la Natura aveva destinato a noi.<\/p>\n\n\n\n<p>Cieli sereni e stellati!!<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\">Articolo a cura di Andrea Alimenti<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si continua parlando di paradossi. La domanda di oggi \u00e8: perch\u00e9 la notte \u00e8 buia? Se l\u2019universo \u00e8 praticamente infinito,<\/p>\n<div class='the_champ_sharing_container the_champ_vertical_sharing the_champ_hide_sharing the_champ_bottom_sharing' style='width:44px;left: -10px;top: 100px;-webkit-box-shadow:none;box-shadow:none;' data-super-socializer-href=\"https:\/\/www.rivistazoom.it\"><div class=\"the_champ_sharing_ul\"><a style=\"font-size:24px!important;box-shadow:none;display:inline-block!important;font-size: 16px;padding: 0 4px;vertical-align:middle;display:inline;\" class=\"theChampSharingRound\"><span class=\"the_champ_square_count\">&nbsp;<\/span><div style=\"width:70px;height:35px;margin-bottom:9px !important;\" title=\"Total Shares\" class=\"theChampSharing theChampTCBackground\"><\/div><\/a><a class=\"the_champ_facebook\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/sharer\/sharer.php?u=https%3A%2F%2Fwww.rivistazoom.it\" title=\"Facebook\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\" 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