{"id":848,"date":"2020-03-27T09:10:00","date_gmt":"2020-03-27T08:10:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rivistazoom.it\/?p=848"},"modified":"2020-03-26T19:13:15","modified_gmt":"2020-03-26T18:13:15","slug":"recensione-il-filo-nascosto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rivistazoom.it\/index.php\/2020\/03\/27\/recensione-il-filo-nascosto\/","title":{"rendered":"RECENSIONE IL FILO NASCOSTO"},"content":{"rendered":"\n<p>In una Londra \u201cchic\u201d degli anni Cinquanta, Reynolds Woodcock \u00e8 un sarto ossessionato dal suo lavoro, celebre per la qualit\u00e0 dei suoi vestiti e per la loro bellezza ed eleganza. Dirige, insieme alla sorella Cyril, la House of Woodcock, alla quale si rivolgono tutte le maggiori e pi\u00f9 importanti personalit\u00e0 del mondo per accaparrarsi una delle sue opere.<\/p>\n\n\n\n<p>Da bravo scapolo impenitente, come si definisce lui stesso nel film, i suoi rapporti con le donne sono numerosi, instabili e molto burrascosi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il suo egocentrismo gli impedisce di creare un rapporto sentimentale duraturo ed utilizza le relazioni con il sesso femminile soprattutto come semplice compagnia, o fonte d\u2019ispirazione.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019incontro con Alma, ragazza tenace e decisa, lo porter\u00e0 pi\u00f9 volte a mettere in discussione il suo modo di vivere ed a rivalutare alcuni importanti valori dell\u2019esistenza umana.<\/p>\n\n\n\n<p>Molteplici fattori avevano contribuito alla grande attenzione focalizzata su questo lungometraggio: l\u2019ultima volta la coppia Lewis-Anderson aveva portato in sala un lavoro di raro spessore come \u201cIl petroliere\u201d (2007), con cui l\u2019attore britannico si era portato a casa il suo secondo Oscar come miglior attore protagonista; lo stesso attore aveva annunciato, alcuni mesi prima dell\u2019uscita del film negli Stati Uniti, che questa sarebbe stata la sua performance d\u2019addio al cinema; infine, i pareri entusiasti da parte dei critici americani ci avevano portato a credere che \u201cIl filo nascosto\u201d potesse realmente dire la sua nella corsa al miglior film alle premiazioni del 4 marzo.<\/p>\n\n\n\n<p>Nonostante il premio sia andato a \u201cLa forma dell\u2019acqua\u201d, non si deve assolutamente rinunciare alla visione di questa pellicola che, sotto alcuni aspetti, risulta anche pi\u00f9 convincente del lavoro di Guillermo del Toro.<\/p>\n\n\n\n<p>Le prime immagini ci mostrano Reynolds Woodcock intento a vestirsi e prepararsi meticolosamente, pettinando i capelli con ben due spazzole, mentre la sua casa si sveglia dal torpore notturno, apparendoci in tutta la sua raffinatezza e perfezione.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel frattempo, una leggiadra colonna sonora accompagna l\u2019entrata delle numerose sarte ed aiutanti della House of Woodcock che, rapidamente ed in fila indiana, raggiungono i piani superiori dell\u2019abitazione, pronte per cominciare la giornata di lavoro.<\/p>\n\n\n\n<p>Il compositore Jonathan Greenwood, in primis chitarrista solista dei Radiohead, \u00e8 alla sua quarta collaborazione con Paul Thomas Anderson; le sfumature inquiete che caratterizzano le sue musiche in questo film trasmettono l\u2019animo complesso di Reynolds, colmo di inventiva e fantasia, ma tormentato dalle sue ossessioni.<\/p>\n\n\n\n<p>La costante pressione che il lavoro esercita su di lui, unito al riaffiorare di pensieri che lo riportano all\u2019assenza della madre deceduta anni prima ed al vuoto che questa ha lasciato, lo rendono particolarmente insensibile ed intrattabile.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Le numerose sfaccettature del sarto sono rese al meglio da Daniel Day-Lewis, in grado di dare al suo personaggio un cipiglio che impareremo ad odiare mentre la vicenda si sviluppa, ma anche un lato fragile ed infantile che di tanto in tanto si manifesta, mostrando i demoni dell\u2019uomo e le sue paure.<\/p>\n\n\n\n<p>Lesley Manville (la sorella Cyril) e Vicky Krieps (Alma) reggono l\u2019onda d\u2019urto della performance di Daniel Day-Lewis, affiancandolo fino a quasi rubargli la scena in alcuni momenti.<\/p>\n\n\n\n<p>La Manville \u00e8 in grado di catalizzare sulla sua figura minuta e discreta una dose massiccia di attenzioni, grazie ad uno sguardo incredibilmente comunicativo e ad una sceneggiatura essenziale, fatta di discorsi brevi ma molto significativi e ragionati.<\/p>\n\n\n\n<p>Vicky Krieps interpreta un personaggio altrettanto interessante, che nei primi minuti del film appare ai nostri occhi come ingenuo e troppo accondiscendente, per poi tirar fuori la sua vera natura di donna combattiva e orgogliosa, disposta a mettere i piedi in testa al compagno che tanto ama, pur di farsi amare a sua volta.<\/p>\n\n\n\n<p>Ulteriore arma del film \u00e8 quella di rendere il silenzio un alternativo modo di comunicare; pi\u00f9 volte, infatti, i personaggi staranno in silenzio a guardarsi negli occhi, mentre la telecamera alterna primi piani tra l\u2019uno e l\u2019altro volto, dando vita a discorsi astratti, puramente mentali, momenti in cui il pubblico \u00e8 impegnato a capire chi sar\u00e0 il prossimo a parlare e, soprattutto, cosa dir\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Tornando al confronto con \u201cLa forma dell\u2019acqua\u201d, bisogna dire che i due film sono estremamente diversi, lontani nelle tematiche trattate e nelle intenzioni dei rispettivi registi.<\/p>\n\n\n\n<p>Preso atto del fatto che il premio Oscar \u00e8 un singolo premio, tra i tanti che vengono assegnati in ambito cinematografico durante l\u2019anno ed in molte altre sedi, \u00e8 indubbiamente quello pi\u00f9 considerato e prestigioso; bisogna sottolineare, per\u00f2, che chi vince l\u2019Oscar come \u201cmiglior film\u201d non \u00e8 oggettivamente il miglior film dell\u2019annata, visto che ci troviamo di fronte a due pellicole di pregevole fattura che eccellono in pi\u00f9 aspetti, senza che uno appaia palesemente migliore dell\u2019altro.<\/p>\n\n\n\n<p>Quest\u2019anno \u00e8 stata premiata pi\u00f9 la forma del contenuto; la favola messa in piedi da del Toro ha scaldato i cuori di molti, mirando ad argomenti inflazionati ma particolarmente sensibili, delineando personaggi solidi e sfoggiando una regia di altissimo livello.<\/p>\n\n\n\n<p>Anderson sceglie un linguaggio filmico pi\u00f9 ermetico, meno universale, personaggi pi\u00f9 riservati ed introversi, approfondendo la psiche di un uomo in cui bisogna scavare a lungo per poter raggiungere ci\u00f2 che si pensa ci sia all\u2019interno.<\/p>\n\n\n\n<p>Proprio la curiosit\u00e0 di scavare in Reynolds Woodcock deve essere l\u2019impulso necessario a guardare fino alla fine \u201cIl filo nascosto\u201d che, da chi vuole essere semplicemente intrattenuto, potrebbe risultare fin troppo lento ed impegnativo.<\/p>\n\n\n\n<p>VOTO: 8<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"717\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.rivistazoom.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/54456-717x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-849\" srcset=\"https:\/\/www.rivistazoom.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/54456-717x1024.jpg 717w, https:\/\/www.rivistazoom.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/54456-210x300.jpg 210w, https:\/\/www.rivistazoom.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/54456-768x1097.jpg 768w, https:\/\/www.rivistazoom.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/54456.jpg 1050w\" sizes=\"(max-width: 717px) 100vw, 717px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\">Articolo a cura di Vittorio Cecere<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In una Londra \u201cchic\u201d degli anni Cinquanta, Reynolds Woodcock \u00e8 un sarto ossessionato 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