Uno sguardo su mondo, Europa, Italia. PrEP, bugie da smentire e realtà da tutelare in occasione della Giornata Internazionale della lotta contro l’AIDS.

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“L’AIDS (sindrome da immunodeficienza acquisita) è una malattia infettiva causata dal virus HIV (virus dell’immunodeficienza umana). L’azione principale del virus è quella di ridurre le difese immunitarie dell’organismo.”

È da questa chiara definizione che possiamo partire a trattare un argomento d’impatto non indifferente, cui oggi si commemora la ricerca contro un nemico di cui ancora vengono proliferate tante inesattezze. 

È il primo dicembre 1988 quando viene istituita la Giornata mondiale contro l’Aids. Questo rappresentò già un cambiamento da definirsi “epocale” per la prevenzione dall’Hiv e per la fruizione di informazioni corrette su una malattia, di cui si inizia a parlare nel 1981, quaranta anni fa, quando i Centers for DiseaseControl and Prevention segnalano un inspiegabile aumento di polmoniti in giovani omosessuali. 

Negli ultimi anni sono stati registrati importanti progressi nel contrasto alla malattia, non solo nei Paesi più ricchi, ma anche in quelli meno abbienti, a basso e medio reddito: il numero delle nuove diagnosi è diminuito nel tempo passando dal picco del 1998 con 2,8 milioni di nuove infezioni a 1,7 milioni nel 2019. 

Dal generale al particolare, verrà qui designata una breve mappa che mostra le dinamiche attuali del virus e la sua proliferazione nel mondo, per poi soffermarci sul territorio europeo fino a focalizzarci sull’Italia concludendo con informazioni chiave utili a disconoscere l’ignoranza che ancora circola intorno a quest’argomento. 

Secondo un nuovo rapporto dell’UNICEF “nel 2020 almeno 300.000 bambini sono stati contagiati dall’HIV, ovvero un bambino ogni due minuti. […] Inoltre, l’ultima analisi globale su HIV e AIDS – “HIV and AIDS Global Snapshot” – avverte che la pandemia prolungata da COVID-19 sta aggravando le disuguaglianze che hanno a lungo guidato l’epidemia di HIV, esponendo i bambini vulnerabili, gli adolescenti, le donne in stato di gravidanza e le madri che allattano a un rischio maggiore di perdere i servizi salvavita di prevenzione e trattamento dell’HIV.” E tra i paesi più a rischio si riconfermano quelli in via di sviluppo, congiunti a quelli sottosviluppati, che riportano la loro sicurezza a rischio, altresì, per la nuova variante del coronavirus (COVID-19), la nuova preoccupante variante Omicron. In quanto:• “In Africa orientale e meridionale, i nuovi contagi annuali tra gli adolescenti sono diminuiti del 41% dal 2010, mentre in Medio Oriente e Nord Africa i contagi sono aumentati del 4% nello stesso periodo.• 15,4 milioni di bambini hanno perso uno o entrambi i genitori per cause legate all’AIDS l’anno scorso. Tre quarti di questi bambini, 11,5 milioni, vivono in Africa sub-sahariana. I bambini rimasti orfani a causa dell’AIDS rappresentano il 10% di tutti gli orfani del mondo, ma il 35% di tutti gli orfani vive nell’Africa subsahariana.”

Per quanto riguarda l’Europa, preoccupano i Paesi dell’Est e non solo. Dai dati del rapporto dell’ECDC emerge che: 

“I numeri più alti di nuove diagnosi di HIV sono stati registrati a Malta, Lettonia ed Estonia. I più bassi sono in Slovacchia e Slovenia.” Una curiosità risiede anche nelle modalità di trasmissione del virus, le quali variano da Paese a Paese. In quanto: “Gli uomini sono più esposti delle donne al rischio di contagio, con una probabilità doppia di infezione in media per tutta Europa.  […] Nei Paesi dell’Est, l’infezione viene trasmessa anche attraverso i rapporti eterosessuali e lo scambio di siringhe tra tossicodipendenti (responsabile del 24% delle nuove diagnosi nell’Europa orientale).  Le diagnosi di Aids, per esempio, sono rimaste stabili negli ultimi anni nell’Europa occidentale e centrale, ma continuano a salire nell’Europa orientale. Il che dimostra che la strategia del “test and treat” funziona in alcuni Paesi e non in altri.” Cosa positiva da rilevare, infatti, è che “Nella maggior parte dei Paesi i programmi di screening e le terapie antiretrovirali riescono a impedire che l’infezione degeneri in malattia”. Dati che riflettono l’importanza di questi strumenti spiegando e mettendo in risalto la situazione in fase di degenerazione nei Paesi dell’Est, in quanto: “Circa il 90 per cento dei Paesi della Regione europea dell’Oms adotta la strategia di iniziare subito il trattamento farmacologico indipendentemente dal livello dei linfociti Cd4, indicativo del funzionamento del sistema immunitario. Nei Paesi dell’Est questo non accade e le diagnosi arrivano quando l’infezione è già a uno stadio avanzato.”  

Arriviamo in Italia, ove non si può non parlare del famigerato bacio risalente al 1991 che ritrae una giovanissima attivista, Rosaria Iardino, sieropositiva mentre bacia l’immunologo Ferdinando Aiuti. Un bacio che funse da inizio alla lotta contro l’Aids.

Secondo i dati rilasciati dal Ministero della Salute: “Nel 2020, sono state effettuate 1.303 nuove diagnosi di infezione da Hiv pari a 2,2 nuovi casi per 100.000 residenti. L’incidenza (casi/popolazione) osservata in Italia è inferiore rispetto all’incidenza media osservata tra le nazioni dell’Unione Europea (3,3 nuovi casi per 100.000).” Un virus che merita il giusto monitoraggio nonostante la sua comparsa sia avvenuta, appunto, quarant’anni fa. Rispetto alla nuova nemesi che colpisce il mondo intero da due anni con varianti che si accavallano nel tempo, parlando all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, AnthonyFauci, immunologo statunitense, noto per i suoi contributi nella ricerca sull’AIDS e altre immunodeficienze, ha affermato che: “Per affrontare queste sfide dobbiamo intensificare i nostri sforzi di ricerca collaborativa e sbloccare le catene di approvvigionamento attraverso investimenti e azioni normative”, asserendo che “dobbiamo anche assicurare che le persone con Hiv in tutti i Paesi abbiano accesso precoce a vaccini e terapie efficaci contro il Covid-19, mentre viene mantenuta anche la loro fornitura di farmaci anti-Hiv”. Gli sforzi contro il Covid-19, ha aggiunto, “rivelano anche che come società globale stiamo ancora lottando con disuguaglianze di vecchia data nell’accesso all’assistenza sanitaria e sfide molto reali di comunicazione sanitaria legate in alcuni Paesi al calo della fiducia nelle istituzioni centrali”. Altresì, è stato affermato che molto di ciò appreso dal lungo investimento nella ricerca sull’Hiv/Aids “è stato applicato con successo alla pandemia di Covid-19”. A loro volta, ha aggiunto, “le importanti scoperte stimolate dal Covid-19 possono anche aiutarci a fare progressi contro l’Hiv/Aids”, individuando i vaccini con RNA messaggero e il pool di sostanze che sono efficaci nei vaccini. 

Ora, quando si parla di Hiv/Aids si DEVE associare uno degli strumenti maggiori utili alla lotta contro questo nemico: la PrEP. Dalle informazioni rilasciate dal Team PrEPster, leggiamo: 1) Cos’è la PrEP? 

PrEP sta per Profilassi Pre-Esposizione all’HIV. È un modo per prevenire l’infezione da HIV assumendo una pillola su base continuativa prima e dopo il rapporto sessuale. Può essere assunta da chi non ha l’HIV per evitare di contrarre l’infezione. La PrEP è un farmaco antiretrovirale ed è lo stesso tipo di pillola assunta da persone sieropositive per trattare l’HIV. 2) Cosa comporta la PrEP? 

La PrEP viene comunemente assunta come pillola giornaliera. Questa pillola è una combinazione di due farmaci: tenofovir ed emtricitabina. È una delle stesse pillole comunemente assunte da chi è affetto da HIV per il trattamento del virus. Gli studi hanno dimostrato che la PrEP viene utilizzata al meglio quando viene assunta regolarmente: ciò garantisce che i livelli di farmaco nel sangue siano sufficientemente alti da proteggere contro l’HIV. 3) La PrEP deve essere assunta ogni giorno? 

Recenti studi hanno anche analizzato se la PrEP orale potesse funzionare se presa meno regolarmente, in particolare prima e subito dopo il rapporto sessuale. Questo modo di assunzione potrebbe essere più idoneo per le persone che pianificano un rapporto. Molti ricercatori del settore ritengono che ci siano ancora domande irrisolte circa l’assunzione della PrEP su base non giornaliera. 4) La PrEP funziona veramente? 

La risposta è sì. Gli studi in tutto il mondo hanno dimostrato che l’uso quotidiano della PrEP orale è altamente efficace. Lo studio iPREX ha dimostrato che è più efficace se assunta giornalmente.Il documento informativo di Aidsmap fornisce una panoramica eccellente della ricerca sulla PrEP.

“Se si prende la PrEP, si può smettere di usare il preservativo?

La PrEP protegge dall’HIV ma non dalle altre malattie sessualmente trasmesse. Usare il preservativo è il modo migliore per prevenire altre Infezioni Sessualmente Trasmesse, come la gonorrea, la sifilide, la clamidia e l’epatite B e C.”

In ultimo, ma non per importanza, alcuni bellissimi video che smentiscono le tante bugie che circolano a riguardo, che sensibilizza soprattutto su un argomento di fondamentale importanza: non guardare coloro affetti da Hiv/Aids con occhi languidi di stranezza.

1) https://www.youtube.com/watch?v=4hpguvGTdYY, Vivere con l’HIV – Sabrina.

2) https://www.youtube.com/watch?v=a01KrLVpXrE, Se mi pungo con una siringa mi ammalo: le bufale su HIV e AIDS.

3) https://www.youtube.com/watch?v=2hqfDSW08s0, 40 Anni di HIV e AIDS: cosa è cambiato nelle cure e il racconto delle emozioni attraverso l’arte.

4) https://www.youtube.com/watch?v=NJVJmP7UdhE, Come ho scoperto di essere sieropositivo: terapie, sesso e pregiudizi.

Sensibilizzare, riportare dati e dettagli utili su molteplici fronti, smentire allievando paure e pregiudizi inutili, dare la giusta importanza a questa lotta. 

Obiettivi dall’aura inconfondibile e che mai deve sbiadirsi. Il sapere come arma vincente contro quello che è il virus più deleterio di tutti: l’ignoranza. 

Articolo a cura di Alessandro Bonetti

 

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