“Esiste uno stato di consapevolezza che precede il pensiero; cercalo.”

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“Esiste uno stato di consapevolezza che precede il pensiero; cercalo.”

SWAMI KRIYANANDA

Il pensiero dell’individuo, a differenza di quello degli animali, è direttamente collegato alla riflessività che si configura come la capacità di compiere azioni ragionate. Il pensiero serve ad orientare le scelte del soggetto favorendo il suo corretto adattamento alla realtà.

Alla parte opposta della razionalità si cela l’emozione che facilita lo “scambio di informazioni” tra l’uomo e l’ambiente. Lo stretto rapporto tra questi due piccoli, ma importantissimi tasselli dell’individuo permette il suo adeguamento alla vita nella sua complessità.

La relazione tra queste due dimensioni appena citate ha nel tempo aperto questioni che, come punto focale, cercano di comprendere se sia possibile, o meno, “educare” l’emozione così com’è possibile indirizzare il pensiero al raggiungimento di determinati obiettivi (il termine obiettivo non è qui prettamente riferito all’ambito didattico, ma, bensì, ad aspetti generali).

Dunque, è possibile educare le emozioni? Come fare?

Una risposta emerge dall’analisi dell’educazione morale fornita al bambino fin dalla primissima infanzia. Sebbene non sia possile controllare le emozioni il genitore, o l’insegnante, può fornire all’infante una serie di strumenti che lo aiutino a districarsi nelle prime fasi di conoscenza dell’ambiente.

Dunque, dalle primissime fasi della sua esistenza il bambino, attraverso premi o “punizioni”, viene educato al tipo di vita emotiva che la famiglia, o la cultura sociale, reputano consono. Data, però, la complessità delle situazioni in cui potrebbe trovarsi, non è sempre facile per lui capire quale emozione/comportamento associare ad un dato contesto.

Un aiuto in questo senso, allora, può riguardare la conoscenza delle singole emozioni. Se il bambino riesce ad organizzare la sua sfera emotiva in modo efficace è perché ha imparato a conoscere ogni singolo sentimento che la compone. La conoscenza lo porterà a sapersi orientare anche in situazioni di vita nuove, sviluppando emozioni e pensieri che siano in linea con il contesto.

È dunque sempre importante domandare al bambino come si sente, in modo da spingerlo alla riflessione su se stesso.

Articolo a cura di Ilaria Genovesi

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