RECENSIONE THE BLAIR WITCH PROJECT

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THE BLAIR WITCH PROJECT (1999) di Daniel Myrich ed Eduardo Sanchez

Costato appena 60.000 dollari, The Blair Witch Project si rivelò un incredibile successo al botteghino (più di 248 milioni di dollari) soprattutto grazie ad una campagna pubblicitaria molto originale ed efficace.

Senza addentrarci troppo nei particolari, basterà dire che la vicenda dei tre studenti protagonisti della pellicola, scomparsi nei boschi del Maryland, venne fatta passare per una storia vera fino all’uscita del film nelle sale. La capacità del Web, ancora un po’ acerbo, ma già in grado di diffondere una notizia con estrema rapidità, venne sfruttata al massimo, come venne sfruttata anche la capacità di suggestione e di coinvolgimento emotivo del genere mockumentary.

Ad inizio film, il materiale audiovisivo ritrovato nei boschi, risalente all’Ottobre 1994 (mese in cui scomparvero i tre ragazzi) viene appunto presentato come un vero e proprio documentario

I giovani Heather, Mike e Josh, dovevano far luce su una misteriosa leggenda del posto, riguardante la strega di Blair, per un progetto scolastico; così, oltre ad intervistare alcuni abitanti della città di Blair, decidono di immergersi nelle foreste in cui sembra venne esiliata la “strega” verso la fine del Settecento, a causa di alcune sparizioni di bambini che le vennero attribuite.

I circa 75 minuti successivi saranno una discesa all’inferno. Si passa dall’esplorazione della mattina e del pomeriggio, in cui i ragazzi, cercando di trovare una via d’uscita dai boschi, non fanno altro che addentrarcisi ulteriormente, alla notte, interminabile, agghiacciante, in cui la tecnica del found-footage rende l’esperienza filmica incredibilmente immersiva.

Le performance degli attori, praticamente esordienti, si amalgamano bene nel tessuto sonoro composto esclusivamente da rumori ambientali volti a descrivere una natura assolutamente indifferente all’incubo che sta vivendo il gruppetto di studenti universitari.

Ovviamente la trama non è particolarmente articolata, e proprio questa semplicità che la caratterizza rende il tutto ancora più credibile e meno romanzato; non si cerca l’inquadratura virtuosa e non si vuole far passare alcun messaggio morale, l’importante è far sentire lo spettatore come uno degli sfortunati che hanno aderito al Progetto.

VOTO: 8

Articolo a cura di Vittorio Cecere

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