The Morning Is For Sleeping: la nuova canzone “Lifeline”

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Abbiamo intervistato i The Morning Is For Sleeping, direttamente da Latina, in vista del loro nuovo singolo uscito il 2 ottobre.

-Chi sono i The Morning Is For Sleeping e perchè la scelta di questo nome?

I The Morning is for Sleeping, sembra una frase fatta, nascono per gioco. Era il 2012 quando abbiamo deciso di avventurarci in un genere a noi nuovo, che al tempo era il Post Hardcore. Non avevamo assolutamente esperienza in merito, e abbiamo deciso di prenderci in giro. I gruppi di riferimento avevano tutti nomi lunghi, composti e dai toni troppo seri. Così ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti: cosa ci accomuna? La risposta è stata immediata: ci svegliamo tutti tardissimo, perché la mattina è fatta per dormire, la notte per vivere, far casino e suonare. Poi siamo cresciuti, ora alle 7 si è operativi… Bei tempi.

-Siete di Latina ma so che avete fatto dei tour anche all’estero. Com’è stato portare la vostra musica fuori dall’Italia?

Una figata pazzesca, un’avventura che tutti dovrebbero fare. Non è difficile. Certo, c’è una grande differenza tra i tour prodotti e quelli “auto prodotti”. Noi facciamo parte della seconda categoria, siamo partiti senza un’etichetta dietro, affidandoci a professionisti dell’organizzazione e poi abbiamo fatto tutto da soli. Abbiamo scelto due volte la Russia perché è un Paese fantastico: c’è una fame di musica che quasi invidio e che qui in Italia non vedo più. C’è un approccio completamente diverso: i fan ci sono anche se non sanno chi sei, ti sostengono, per qualche minuto ti fanno sentire anche una star. E siamo ancora in contatto con tante di quelle persone che ci sono venute a sentire. Vediamo se ora riusciamo a cambiare meta…

-Il due ottobre scorso è uscito il vostro nuovo brano “Lifeline”. Di cosa parla?

Lifeline è una canzone che parla di punti di riferimento, appigli in momenti difficili, di quei salvagenti che siano persone o cose (come la musica), che in un momento “no” ti tirano su.

-Parlando di canzoni, i testi li scrivete tutti insieme?

Jacopo: Diciamo che mi sono preso l’onere e l’onore di scrivere i testi, ma per una questione semplice: se non canto ciò che ho dentro, esce una schifezza. Non capisco se sia un pregio o un difetto, ma è così e ci convivo. Poi chiaramente c’è il confronto con Andrea per le sue parti, visto che lo stesso ragionamento vale anche per lui, quindi è un lavoro di squadra. Il giudizio finale, naturalmente, spetta a Marco, Cristian e Ilian che ci attendono sul divanetto della saletta come i giudici di X Factor…

-Domanda di rito che faccio a tutte le band. Com’è stato tornare a registrare dopo il lockdown?

In realtà abbiamo retto bene. In concomitanza con la chiusura ci siamo trovati in un momento di riorganizzazione interna, uno stop and go come tanti altri. È stato provvidenziale, perché ci ha permesso di riprenderci e pensare ai prossimi passi da fare, e poi ormai siamo connessi 24 ore su 24: passarsi una traccia o un’idea è diventato un gesto immediato, perciò abbiamo comunque lavorato. Certo, rientrare in saletta dopo mesi ha fatto il suo effetto.

-Quali sono i progetti per il futuro?

Suonare, suonare live e suonare tanto. Certo, bisogna attendere che ci siano le condizioni per farlo, ma quello che desideriamo più di ogni altra cosa, in questo momento, sono i palchi. Ma abbiamo anche diversi lavori che ci stanno impegnando e anche lo studio potrebbe richiederci un bel po’ di tempo.

Articolo a cura di Martina Nardoni

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