OBSOLESCENZA PROGRAMMATA, la strategia con la quale le aziende fanno “morire” prima i nostri apparecchi elettrici ed elettronici. Possiamo difenderci?

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Si chiama obsolescenza programmata ed è una particolare strategia commerciale attraverso la quale un dispositivo elettrico o elettronico esce dalla fabbrica avendo già delineato il proprio ciclo di vita, normalmente abbastanza breve…

Il termine fu usato per la prima volta nel 1924, quando i principali produttori di lampadine americani ed europei (General Electric Company, Tungsram, Compagnie di Lampes, Osram, Philips) crearono il cartello Phoebus accordandosi per riprogettare e ricostruire le lampadine ad incandescenza affinché i loro filamenti interni si rompessero dopo 1.000 ore anziché dopo le normali 2.500 come avveniva fino ad allora.

Alcuni anni più tardi le industrie intervennero anche nel mondo delle calze da donna, decidendo di sfibrare la resistenza del nylon con il quale venivano realizzati questi accessori femminili.

Esistono quindi prodotti che vengono progettati e costruiti per durare poco, rompersi in fretta ed essere così continuamente sostituiti, secondo la regola economico-monetaria che la nostra società stia in piedi solo se si continua a “consumare” senza sosta.

E questo ha determinato diversi “effetti collaterali”, uno dei quali legato alla non riparabilità di questi apparecchi o alla non convenienza economica nella loro riparazione che ha ampliato non poco lo smaltimento dei rifiuti elettronici (il cosiddetto e-waste) divenuto un problema piuttosto complesso e di non facile e immediata soluzione. La conseguenza è che materiale elettronico riciclabile finisce nella spazzatura, provocando uno sperpero di risorse naturali di grande valore (si stima, più di 50 miliardi di euro) oltre che  danni ambientali oggi  difficilmente valutabili.

Un sistema di “non riparabilità” che, ad esempio, nel nostro Paese ha portato alla diminuzione dei Centri di Assistenza e riparazione di elettrodomestici che, nel 2000, erano oltre 6.000 e a fine 2017 erano scesi a poco meno di 4500…

Dagli anni 2000 il termine di obsolescenza programmata è stato accostato sempre più al mondo dell’informatica e dell’elettronica dove, alcune delle maggiori aziende sono state accusate  di pratiche commerciali scorrette, ed in alcuni casi pesantemente multate, come è avvenuto due anni fa in Italia.  Nell’ottobre 2018, infatti, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha messo nel mirino l’operato di due colossi mondiali in ambito tecnologico, Apple e Samsung, comminando loro multe rispettivamente da 10 e 5 milioni di euro, accusandole di aver imposto ai propri consumatori di scaricare degli aggiornamenti software che, di fatto, hanno reso meno efficienti i dispositivi comprati negli anni precedenti, costringendoli, spesso, all’acquisto di modelli più recenti.

E noi cittadini come possiamo difenderci ? Cosa prevedono le leggi a tutela dei consumatori in casi come questi? 

In verità non molto… Nel 2016 la Commissione Europea emise una direttiva sull’ecodesign, chiedendo ai produttori di mettere in campo strategie positive volte alla riparabilità di un oggetto e all’aumento della sua durabilità e nel 2017,  il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che invita gli stati membri a scoraggiare l’obsolescenza programmata promuovendo prodotti con un ciclo di vita più lungo e riparabili,  anche con l’obbiettivo di creare nuovi posti di lavoro e ridurre il volume dei rifiuti elettronici.

In alcuni Paesi come la Francia, la pratica dell’obsolescenza programmata è illegale. Ad agosto 2015 è stata infatti approvata una legge sulla transizione energetica che comprende interventi su diversi settori, uno dei quali è appunto l’obsolescenza programmata, diventato un reato punibile con due anni di prigione e 300mila euro di multa.

Al Parlamento italiano sono state presentate tre proposte di legge con le quali si prevede l’obbligo da parte dei produttori a dare informazioni sulla durata del prodotto nonchè l’aumento della garanzia fino a cinque anni. Sono previste anche le sanzioni per quanti non rispettino le regole. 

Nessuna delle tre proposte è mai arrivata in discussione in aula e stanno “invecchiando precocemente” sulle scrivanie della Camera…

Articolo a cura di Giorgio Pedrazzi

Electronic waste ready for recycling
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