Mario Draghi: l’uomo del “Whatever it takes”

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Formazione, incarichi e riconoscimenti di quello che è a tutti gli effetti l’uomo del momento in Italia

Nato a Roma il 3 settembre 1947, Mario Draghi è un economista, accademico, banchiere e dirigente pubblico italiano che ha rivestito incarichi importanti a livello nazionale ed internazionale, dalla Banca d’Italia alla Banca Centrale Europea.

Formazione. Da studente, Draghi frequenta il liceo classico dell’Istituto Massimiliano Massimo di Roma retto dai gesuiti ed ha come compagni di classe Luca Cordero di Montezemolo e il presentatore televisivo Giancarlo Magalli. Si laurea in economia nel 1970 presso l’Università Sapienza di Roma con relatore Federico Caffè (punto di riferimento per la scuola keynesiana in Italia) con una tesi intitolata “Integrazione economica e variazione dei tassi di cambio”, molto critica sul piano di Pierre Werner e verso la moneta unica europea (all’epoca ancora un progetto). Nel 1971 entra al Massachusetts Institute of Technology (MIT) su segnalazione di Franco Modigliani (mostro sacro della dottrina keynesiana). Nel 1977 consegue il PhD con la tesi intitolata “Essays on Economic Theory and Applications” sotto la supervisione dello stesso Modigliani e di Robert Solow. Successivamente Draghi insegna dal 1975 al 1978 presso le Università di Trento, Padova e Venezia. Giunge infine a Firenze, dove per un decennio – a partire dal 1981 – ricopre l’incarico di Professore ordinario di Economia e Politica Monetaria.

Incarichi. Nel 1983 diventa Consigliere del Ministro del Tesoro del Governo Craxi, Giovanni Goria, e a soli 37 anni assume il ruolo di Direttore Esecutivo della Banca Mondiale a Washington, un incarico che manterrà per sei anni, dal 1984 al 1990. Diventa, inoltre, Presidente del Comitato Economico e Finanziario dell’Unione europea ed entra a far parte del consiglio d’amministrazione di molte banche e aziende pubbliche. Nel 1991 viene nominato Direttore generale del Ministero del Tesoro, dove resta in carica fino al 2001. Da Presidente del Comitato Privatizzazioni (1993-2001) si fa promotore di una enorme campagna di privatizzazione di tutte le più importanti aziende statali italiane (Telecom, Enel, Eni, Iri; ecc.). Dal 2002 al 2005 è vicepresidente e membro del Management Committee Worldwide di Goldman Sachs. Il 29 dicembre 2005 viene nominato Governatore della Banca d’Italia divenendo così membro del Financial Stability Forum (Financial Stability Board dal 2009) e del Consiglio Direttivo e del Consiglio Generale della Banca centrale europea nonché membro del Consiglio di amministrazione della Banca dei regolamenti internazionali: negli anni in cui è Governatore, Draghi appronta un piano di riassetto interno della Banca d’Italia che prevede la chiusura di molte filiali e la smobilitazione del personale, ma soprattutto rende possibili storiche fusioni bancarie (Unicredit con Capitalia; Intesa con SanPaolo Imi; Banca Popolare di Verona e Novara con il gruppo Popolare di Lodi; Banche Popolari Unite con Banca Lombarda). La BCE di Mario Draghi ha origine il 16 maggio 2011 quanto viene ufficializzata la candidatura come Presidente dall’Eurogruppo. Dopo l’ufficializzazione della candidatura, il 24 giugno del 2011 i vertici di Bruxelles hanno nominato definitivamente Mario Draghi Governatore della Banca Centrale Europea. Dal 2011 al 2019 ha ricoperto la carica di Presidente della Banca centrale europea, durante la crisi del debito sovrano europeo.

Mario Draghi ha accettato con riserva, come da prassi istituzionale, l’incarico di formare un governo da parte del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Riconoscimenti. Il 31 dicembre del 2012 viene nominato l’Uomo dell’anno dal Financial Times e da The Times, i giornali inglesi che danno credito a Mario Draghi per la sua gestione del debito europeo in un momento così difficile per l’Unione Europea. Nel 2018, secondo la rivista Forbes, è considerato il 18° uomo più potente del mondo. Nel 2015 ha dichiarato che le proprie idee politiche rientrano nel socialismo liberale, quindi non collocabili in raggruppamenti estremi.

 Ha tutte le qualità, umane e professionali, la grande autorevolezza internazionale per guidare un Esecutivo di alto profilo. Come Cisl ci auguriamo che l’esecutivo Draghi vada bene, perché il Paese ha bisogno di un governo subito. Dobbiamo fronteggiare la pandemia” ha recentemente dichiarato la Segretaria Generale della Cisl Annamaria Furlan: “Abbiamo un piano vaccini da impostare e portare avanti che è assolutamente fondamentale, ci sono da investire senza disperdere nemmeno un euro le risorse del Recovery plan e c’è un’emergenza enorme come una casa che si chiama lavoro. A marzo finisce il blocco licenziamenti e finisce anche la cassa Covid. Abbiano bisogno di un governo che sappia gestire temi importanti come questi. Oggi Draghi ha detto una cosa molto importante, rilevante: che intende affrontare le emergenze con tutta la politica. Quindi ha dato un messaggio di unità per il Paese ma anche per un confronto importante con le parti sociali“, ha concluso la Segretaria della Cisl.

Articolo a cura di Fabrizio Scarfò

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