Cosa rimane della manifestazione di Lunedì a Latina

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Lunedi 26, dalle ore 18 circa, si è tenuta in Piazza del Popolo a Latina una manifestazione organizzata dai commercianti della città: l’obiettivo era quello di protestare contro il nuovo Dpcm del governo, il quale impone diverse restrizioni fra cui, tra i punti più discussi, la chiusura dei locali alle ore 18.

La manifestazione, nata con scopi pacifici e del tutto rispettosi delle autorità, ha preso una piega ben più caotica nel momento in cui, tra le fila composte da proprietari di bar, ristoranti e palestre, si è fatto spazio qualche individuo che poco aveva a che fare con queste categorie.

I manifestanti erano tutti muniti di mascherina anti-Covid

Lo si è potuto notare in diversi momenti della serata, in particolar modo quando il sindaco Coletta è sceso in piazza per parlare direttamente ai tantissimi manifestanti. Nonostante le nuove restrizioni non dipendessero direttamente da lui, il sindaco ha provato ad aprire un confronto con i manifestanti, spiegando loro come i sindaci del Paese abbiano chiesto al Governo risarcimenti immediati a tutte le categorie più colpite dalle restrizioni del Dpcm.

Coletta è stato più volte interrotto però dalle urla di alcuni manifestanti, e non è raro in questi giorni imbattersi sui social network in video in cui viene pesantemente apostrofato da alcuni dei presenti. Come successo in molte città d’Italia la protesta ha smarrito i toni pacifici con la quale era stata ideata per assumere quelli ben più violenti e incivili della maleducazione. Molti dei presenti e dei commercianti hanno immediatamente preso le distanze dai soggetti responsabili di tale deriva.

Il sindaco di Latina Damiano Coletta parla attraverso un megafono con i manifestanti

Il momento è tra i più difficili che il nostro Paese – e il mondo intero – abbia mai vissuto: eppure il rispetto altrui, la civiltà e l’educazione dovrebbero essere pilastri fondanti della nostra società, in particolar modo in situazioni come quella in corso. E’ ciò che ci divide dal caos, dall’abbrutimento: con una pandemia in corso, che mina le nostre sicurezze e i nostri capisaldi, ora più che mai dovremmo farci affidamento.

Articolo a cura di Fabrizio Scarfò

Fotografie a cura di Alessandro Bianconi

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