L’attenzione.

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L’ATTENZIONE è un processo cognitivo che permette di selezionare stimoli ambientali ignorandone altri; viene anche definito come quel meccanismo in grado di selezionare le informazioni in ingresso in base alla loro rilevanza biologica e/o psicologica per l’individuo. Inoltre l’attenzione è definita come la capacità di coinvolgere le risorse mentali su specifici aspetti della realtà in determinati momenti e permette di selezionare le informazioni ambientali in base ai nostri scopi e alla loro salienza percettiva, diminuendo il dispendio di risorse cognitive.

Qui in foto vediamo delle sequenze di un esame somministrato ad un paziente in fase di recupero da ictus corticale. Nel primo frame la neurologa mostra al paziente un pettine e gli chiede che cosa vede; l’uomo risponde di vedere il pettine mostrato. Successivamente la dottoressa mostra al paziente un cucchiaino, visto correttamente dal paziente. Ma quando la dottoressa mostra contemporaneamente sia il cucchiaino sia il pettine (ultimo frame), l’uomo dice di vedere soltanto un oggetto per volta. Si può quindi dire che all’uomo è stata diagnosticata la sindrome di Balint, che consiste in un grave disturbo sia della consapevolezza sia dell’attenzione nella modalità visiva causato da un danno bilaterale alle regioni posteriori della corteccia parietale e occipitale del cervello. Il risultato di questo disturbo dell’attenzione è che solo un oggetto, o un piccolo sottogruppo di oggetti, è percepito in ogni momento, localizzandolo erroneamente nello spazio. Il paziente può ‘vedere’ ciascun oggetto presentati dalla dottoressa ma non è in grado di vederli tutti insieme ne è in grado di descrivere accuratamente la loro posizione l’uno rispetto all’altro.

L’immagine mostra le principali regioni del cervello che sono coinvolte nell’attenzione, mostrando in particolare alcune porzioni dei lobi frontali e parietali e le strutture sottocorticali che includono per esempio parte del talamo.

Questa ultima foto mostra degli autroritratti del pittore tedesco Anton Raederscheidt, autoritratti dipinti dall’autore stesso a distanza di tempo da un grave ictus che ha coinvolto l’emisfero destro lasciando invece inalterato l’emisfero controlaterale all’ictus (quindi l’emisfero sano). Raederscheidt era affetto da negligenza spaziale unilaterale (conosciuto anche come neglect), ovvero quella incapacità di orientare l’attenzione nell’emispazio sinistro e di avere una percezione o rappresentazione del corrispondete spazio corporeo da parte di soggetti che hanno subìto una lesione dell’emisfero destro. 

Le informazioni e le immagini sono tratte dal libro “Neuroscienze cognitive” di Michael Gazzaniga.

Articolo a cura di Rosario Cassaniti

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