SOUL

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Joe Gardner è un anonimo insegnante di musica delle scuole medie con una grandissima passione per il jazz. L’uomo è ormai rassegnato all’idea di non vedere mai realizzato il proprio sogno, finché un giorno un suo ex alunno non lo chiama per proporgli di fare un provino con la famosa jazzista Dorothea Williams. E’ l’occasione che Joe aspettava da una vita ed è pronto a coglierla immediatamente: supera il provino e viene ingaggiato per l’esibizione di quella sera stessa. Di ritorno a casa, il protagonista è su di giri a tal punto da non rendersi conto di un tombino aperto dentro cui cade. Al proprio risveglio, scopre di essere nell’Oltremondo e compreso quanto gli sia appena capitato, decide di fare di tutto pur di tornare in vita. Sfuggendo ai controlli, Joe arriva nell’Antemondo un luogo in cui si riuniscono le anime che sono pronte a essere spedite sulla Terra. L’incontro fortuito con anima 22, darà all’insegnante l’occasione di  riuscire a ritornare a casa.

“Soul” è il nuovo lungometraggio di animazione realizzato dai Pixar Animation Studio e Walt Disney Pictures, disponibile dal 25 dicembre 2020 su Disney+. Diretto da Pete Docter, famoso regista di “Monster&Co.”, “Up” e “Inside Out”, e Kemp Powers, “Soul” è candidato come “migliore film di animazione” ai Golden Globe 2021.

Quest’ultima opera targata Pixar-Disney ha proprio la capacità di toccare l’anima. E’ sì un’animazione, ma il pubblico a cui si rivolge è quello degli adulti. Lo stesso  pubblico che è cresciuto proprio con i capolavori Pixar-Disney, che non guarda in malomodo un “cartone per bambini”, anzi lo aspetta trepidante. Il titolo del film gioca già con il duplice significato: da una parte il tema, l’ anima, e dall’altra il filo conduttore, la musica. Una colonna sonora bella e inclusiva, candidata anch’essa ai Golden Globe, che fa riscoprire i suoni del jazz e del blues. Una musica che segue l’anima, guidata unicamente dall’improvvisazione. Un invito ad abbandonarsi alla bellezza e alla spontaneità del momento e a non disconnettersi dalla realtà, entrando nella cosiddetta “bolla” che porta le anime ispirate a lasciarsi andare alla passione e quelle ossessionate a perdersi. “Soul” centra in pieno questo tema e lo spiega in una maniera così semplice che è impossibile non emozionarsi e riflettere.

L’obiettivo di Joe è quello di aiutare 22 a trovare la “scintilla”, l’ultimo componente affinché l’anima sia pronta per la Terra. E se all’inizio Joe crede che sia facile, mano a mano capirà che è davvero difficile fare da coach a un essere complicato come 22. La “scintilla” ricercata per tutto il film non è così a portata di mano. Come i protagonisti siamo convinti che la “scintilla” sia lo scopo all’interno della nostra vita. Quella di Joe è la musica, per esempio. L’uomo è convinto di essere nato per quello, ci crede, eppure quando finalmente riuscirà a esibirsi con Dorothea si sentirà in qualche modo vuoto. Solo in quel momento comprenderà il cruccio di 22, quella terribile sensazione di incompletezza e disadattamento, e capirà quanto l’abbia incosciamente ferita. Tramite una rocambolesca corsa verso l’Antemondo, Joe riuscirà finalmente ad aiutarla.

La scintilla è il semplice e meraviglioso desiderio di vivere, di buttarsi nell’ostile mondo, di affrontare le difficoltà, di cadere e rialzarsi. 22 era bloccata dalla paura di vivere e grazie al mettersi letteralmente nei panni di Joe che è riuscita a vincerla. Vivere è il più bel dono che ci viene regalato al momento della nascita. Cito anche una frase di una canzone di Tiziano Ferro scritta insieme a Diana Tejera “Scivoli di nuovo”:  “E non vuoi nessun errore, però vuoi vivere. Perché chi non vive lascia il segno del più grande errore”.

Molto interessante anche come la Pixar-Disney stia inserendo nei suoi film le tematiche del gender. Partendo con “Onward”, prosegue con “Soul” affindando a 22 un’ efficace spiegazione sul concetto di “genere”. Essendo un’anima è ancora neutra, potrebbe usare qualsiasi voce, ma 22 vuole usare proprio una voce femminile alta e fastidiosa! Il concetto alla base di questo è che un bambino potrebbe essere qualsiasi cosa desideri essere e che le etichette “maschile/femminile” sono solo costrutti sociali. E’ il bambino che dovrebbe sentirsi libero di essere e scegliere, l’adulto dovrebbe semplicemente affiancarlo, senza imporgli un ruolo. La neutralità di genere di 22 viene mantenuta per tutto il film anche nel finale quando finalmente è pronta a nascere e non ci è dato sapere il suo sesso. “Soul” è un film di cui consiglio assolutamente la visione perché è in grado di  far riflettere su un concetto bello e semplice con maestria, sano umorismo e tanta, ma tanta emozione.

VOTO: 10/10

Articolo a cura di Sara Paterniani

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