PADRENOSTRO

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Roma, anni 70. Valerio Le Rose è il maggiore dei figli del commissario Alfonso Le Rose. A causa degli impegni lavorativi spesso il commissario è assente e il bambino, che ha una grande ammirazione nei suoi confronti, cerca di averne sempre l’approvazione. Un giorno, Valerio assiste a un attentato ai danni del padre, che miracolosamente sopravvive. Quest’evento segna a tal punto il bambino, che la famiglia Le Rose decide di trascorrere un periodo in Calabria, nel paese di origine di Alfonso. Qui Valerio ha modo di trascorrere più tempo insieme al padre, seppure i doveri lo richiamino quasi subito nella Capitale. Valerio viene poi raggiunto da un suo amico, Christian, un adolescente conosciuto qualche giorno prima della partenza per la Calabria. L’equilibrio rischia di vacillare quando il bambino presenta Christian alla famiglia.

“Padrenostro” è stato presentato in competizione alla 77a Mostra del Cinema di Venezia ed è disponibile su AmazonPrime. Diretto da Claudio Noce, il film è ispirato a una vicenda personale del regista che ne cura anche la sceneggiatura scritta insieme a Enrico Audenino. Nel cast spicca il nome di Pierfrancesco Favino che veste i panni di Alfonso Le Rose ed è affiancato dai due giovani esordienti Mattia Garaci (Valerio Le Rose) e Francesco Gheghi (Christian) che riescono a stare al passo dell’importante attore, donando una bella perfomance. Pierfrancesco Favino si aggiudica la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile.

Le scenografie sono ben curate e aiutano lo spettatore a immergersi negli anni 70 e a rivivere con nostalgia gli ambienti dell’infanzia. Una produzione ben attenta nella ricostruzione storica con la ricerca dei materiali (props in termini tecnici) di scena: le automobili, per esempio, che hanno un ruolo centrale nella messa in scena, siano esse il mezzo di spostamento oppure solamente decorative, fanno ben capire l’impegno profuso dal reparto di produzione soprattutto nelle scene all’aperto. La seconda parte del film è poi svolta in Calabria che offre delle locations suggestive non solo ai fini della narrazione, ma anche come promozione di un territorio spesso sottovalutato.

“Padrenostro” è un film che usa come ambientazione gli Anni di Piombo senza renderli il fulcro della storia. Al centro c’è il rapporto padre-figlio, da cui deriva il titolo. Un riferimento alla religione in maniera intriseca, al legame che intercorre fra il Padre e i suoi figli, di cui non se ne può avere l’esclusiva poiché è onnipresente. L’amore di un padre non è esclusiva e prerogativa dei soli figli di sangue, perché l’amore incondizionato ti fa essere padre anche dell’altro.

La sceneggiatura, molte volte, presenta delle scelte discutibili che disorientano lo spettatore che finisce con il distaccarsi dalla vicenda narrata. Un esempio lampante è la cornice di questo film che risulta essere fuori luogo e deviante. La cornice narrativa ha la funzione di introdurre il racconto, facendo partire il flashback, celebri esempi sono “Titanic” e “Forrest Gump”. In “Padrenostro” questo avviene in maniera poco credibile che lascia lo spettatore con l’amaro in bocca.

Valerio Le Rose non è altro che un alter ego di Claudio Noce che sceglie di raccontare i propri sentimenti riguardo all’attentato che coinvolse il padre, Alfonso Noce. Il regista è uno dei tanti bambini vittime indirette di quegli anni di inquietudine, che ha vissuto sulla propria pelle le dirette conseguenze di tanta violenza. E’ giusto rappresentare i figli degli anni 70 per renderci consapevoli che essere bambini non significa non vedere e non capire niente. I bambini sono sensibili, sanno leggere istintivamente nei comportamenti e nei silenzi, che c’è qualcosa che preoccupa gli adulti. Tuttavia, la voce del regista si perde nel racconto, non riuscendo a comunicare in pieno la propria sofferenza.

“Padrenostro” è un film piacevole, ma con molte potenzialità non approfondite e sviluppate.

Voto: 6/10

Articolo a cura di Sara Paterniani

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