CRUDELIA

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Crudelia fin da bambina ha dimostrato un innato talento per la moda, oltre che per cacciarsi nei guai. Un giorno arriva la sua occasione: lavorare nella più grande casa di moda di Londra, la Liberty. A regnare sull’impero della moda è la Baronessa von Hellman, una donna dotata di gran fiuto nell’individuare chi sia dotato di genialità, accoglierlo sotto la propria ala protettrice, per poi rubare le sue idee. Fra le due scatta subito rivalità e la guerra ha così inizio.

“Crudelia” è il nuovo e tanto atteso live-action della Disney, uscito nella sale il 26 maggio 2021. Diretto da Craig Gillespie (“Tonya”, 2017) e scritto da Tony McNamara (“La favorita”, 2018) e Dana Fox, il film trae spunto dal romanzo “La carica dei 101” di Dodie Smith e dall’omonima animazione Disney del 1961.

“Crudelia” non è però il primo adattamento live-action de “La carica dei 101”, il precedente è uscito nel 1996 e a interpretare la villain è una fantastica Glenn Close. Nella versione del 2021 a prestare il volto a Crudelia (Cruella in inglese) è Emma Stone, nota sopratutto per i film “La La Land” (2016) e “La favorita”, che riesce a fare un buon lavoro nell’interpretare un personaggio così iconico Disneyiano. Affianco alla Stone, la grande Emma Thompson (“Last Christmas”, 2019) che ricopre il ruolo della nemesi, la Baronessa von Hellman, regalandoci un’interpretazione di impatto. Le due attrici hanno una bella intesa, riuscendo a coinvolgere lo spettatore a colpi di battute sarcastiche, bellezza e crudeltà. Sì, perché entrambe le protagoniste sono donne disposte a fare di tutto, pur di vedere l’altra capitombolare e finire nel vuoto.

La colonna sonora vede spesso l’uso di brani iconici come “Whisper, whisper” dei Bee Gees o “Feeling Good” di Nina Simone, giusto per citarne alcuni. La main track “Call me Cruella” è stata re-interpretata dalla sensuale Florence and the Machine. I Maneskin, invece, hanno prestato la propria voce sia come doppiatori, ma anche per la cover del brano “I want to be your dog”.

Il fiore all’occhiello di questa pellicola è la moda. Il reparto di costumi ha fatto un lavoro incredibile, creando abiti originali, belli e interpretativi. Iconico l’abito il cui strascico è fatto unicamente da tessuti di scarto (così come la scena in cui esso compare). Al pari degli attori in carne e ossa, i costumi di scena sono protagonisti: rappresentano i due poli, lo scontro di generazione fra l’aristocratica e austera Baronessa, e la ribelle e scapestrata Crudelia. Da una parte abiti ispirati a Dior, Givenchy e altre icone della moda, e dall’altro uno stile simile a Vivien Westwood e Alexander McQueen.

Naturalmente, la Disney sta continuando quel percorso di umanizzazione dei propri villains, iniziato anni fa con “Maleficent”, sdoganando la visione idealistiche di “bene” e “male” tipica delle prime animazioni. La sceneggiatura dà un background a Crudelia, partendo dal presupposto che il male non è insito nell’essere umano, ma che questo può insinuarsi a causa degli eventi che capitano nella vita. Infatti, Crudelia non è cattiva fin dalla nascita. Tentando, però, di umanizzarla, la sceneggiatura ha tagliato fuori molte delle caratteristiche peculiari di questo personaggio. Per esempio, ricordiamo in molti che la Crudelia del 1961 era sempre circondata da una verdognola e tossica nube di fumo. Bene, nel film del 2021 non c’è neanche l’ombra di una sigaretta. Questo è, tuttavia, solo un piccolo esempio dell’enorme denaturazione compiuta su Crudelia.

Il politically correct ormai è di casa nella produzione Disney e, ovviamente, ha un ruolo da protagonista anche in questo film. Non risultando pesante nella scelta di inserire personaggi di differente etnia rispetto all’animazione del 1961, tenendo conto della multiculturalità di Londra, per altri aspetti risulta invece invasiva perché snatura il personaggio di Crudelia, che perde quel ruolo che nell’immaginario della nostra infanzia ha. La Crudelia del 1961 è il male assoluto e a molti piace così.

Comunque, la sceneggiatura, che è affidata a Tony McNamara, è ben costruita, i vari punti nevralgici sono precisi, forti, convincenti. Certo, il tono del film è sopra le righe, eclettico (ma in fondo parliamo del mondo della moda, no?), quindi è normale non aspettarsi battute o monologhi profondi. E’ divertente al punto giusto e alle volte anche prevedibile nelle scelte, ma resta comunque un film di piacevole visione.

Voto: 6/10

Articolo a cura di Sara Paterniani

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