Covid-19: la Cisl Medici Lazio si muove ancora una volta per la tutela degli operatori sanitari

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Il segretario generale della Cisl Medici Lazio ha chiesto garanzie per i lavoratori a contatto con pazienti Covid

Con una PEC indirizzata al direttore generale della ASL Roma 5 il Segretario generale Cisl Medici Lazio, il Dott. Luciano Cifaldi, ha espressamente richiesto l’adozione di opportuni atti per la messa in sicurezza degli operatori sanitari operanti nelle sedi aziendali e nel trasporto di pazienti Covid. Parlando a nome dell’organizzazione sindacale da lui presieduta, la quale ha il compito di vigilare sul comportamento tenuto dall’Amministrazione della ASL Roma 5 nella prevenzione dall’esposizione al virus SARS-COV-2, il Segretario Cisl Medici Lazio  ha sollecitato gli organi di competenza ad adottare gli opportuni atti e a fornire la documentazione richiesta. Tale documentazione era già stata reclamata in un primo momento, in data 25 ottobre 2020, attraverso una nota a cui però il mittente non aveva mai ricevuto risposta. 

Visto l’aggravarsi della situazione legata al diffondersi del virus Covid-19 nel nostro territorio, con particolare riferimento a quella che è stata definita una “seconda ondata”, l’organizzazione sindacale ha ritenuto doveroso attuare una seconda richiesta alla ASL Roma 5. Il trasferimento di pazienti sintomatici e con test positivo per coronavirus dai Pronto Soccorso degli ospedali verso altre strutture deve infatti seguire procedure di altissimo livello di sicurezza, per evitare che il paziente possa esporre a rischio di contagio gli operatori. Nella prevenzione degli operatori sanitari la Cisl Medici Lazio richiede pertanto che le diverse tipologie di misure di contenimento del rischio siano contestualizzate alle differenti tipologie di attività produttive ed alle singole realtà aziendali in cui si opera. Punto centrale della richiesta, fatta dal Segretario generale Cisl Medici Lazio è un particolare coinvolgimento del medico competente nell’informare i lavoratori sul rischio di contagio da SARS-CoV-2: ogni operatore deve essere al corrente delle precauzioni messe in atto dall’azienda. Per questo motivo il datore di lavoro ha l’obbligo di compilare il DVR (Documento di Valutazione del Rischio), il quale va integrato ad una serie di azioni atte a prevenire il rischio di infezione dal virus nei luoghi di lavoro, contribuendo altresì alla prevenzione della diffusione dell’epidemia. 

La Cisl Medici Lazio, in qualità di portatrice di interessi collettivi del personale rappresentato, ha deciso così di agire concretamente sollecitando una seconda volta chi di dovere non solo ad adottare le misure appena illustrate, ma anche a fornire la documentazione inerente, per altro già richiesta. L’organizzazione sindacale si è detta preoccupata per il difficile momento che la Regione – e l’intera Nazione – sta vivendo: con 55.273 casi totali, il Lazio ha visto aumentare nella giornata di ieri, 4 novembre, di altre 2.432 unità il totale dei contagiati. “Al di là dei colori delle fasce in cui viene suddiviso il Paese quello che conta è mantenere alta l’attenzione e raffreddare la curva. È ancora una fase tutta in salita e sarà lunga”, ha asserito l’assessore Alessio D’Amato, facendo riferimento alle zone in cui è stata divisa l’Italia secondo il più recente Dpcm comunicato dal premier Giuseppe Conte. 

La ASL di Latina ha fatto registrare ieri 146 nuovi casi positivi, i quali si aggiungono ai 2.975 già presenti nel nostro territorio: in una situazione di tale criticità la richiesta fatta dalla Cisl appare più che mai attuale, nel proseguimento dell’obiettivo consistente nella salvaguardia di medici ed operatori sanitari, protagonisti fondamentali nel contrasto e nella lotta al virus. È compito dell’organizzazione sindacale, specialmente nei momenti di difficoltà, di occuparsi dei lavoratori, a maggior ragione quando ne va della salute degli stessi: anche in questo caso, la Cisl ha risposto presente.

Articolo a cura di Fabrizio Scarfò

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