IL SIGNOR DIAVOLO

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Roma, 1952. Furio Momenté, un giovane funzionario del Ministero di Grazia e Giustizia, viene incaricato di indagare sul recente omicidio di Emilio, il figlio un’importante sostenitrice della Democrazia Cristiana, Clara Vestri Musy.

Emilio è stato ucciso da Carlo, un bambino suo coetaneo, che afferma di aver seguito le indicazioni fornite da un sacrestano e una suora, che sostengono che Emilio sia il figlio del diavolo. Furio dovrà condurre un’indagine parallela e trovare gli elementi che smentiscano il coinvolgimento della chiesa. Nel corso delle indagini, il funzionario si troverà spesso a dubitare fra ciò che è reale e ciò che è solamente il frutto delle superstizioni locali.

“Il signor Diavolo” è l’ultimo film di Pupi Avati, distribuito dalla 01Distribution nel 2019 e ora disponibile su Netflix. Tratto dal romanzo scritto dal regista stesso, quest’opera segna il ritorno di Avati al genere dell’horror.

Il film ha come nota di merito la scelta di ambientare la storia a Venezia, una città ricca di luoghi suggestivi, oltre che di numerose storie di terrore, sussurrate fra le varie calle e i numerosi canali, sapientemente raccolte da Alberto Toso Fei ne “Leggende veneziane e storie di Fantasmi. Guida ai luoghi misteriosi di Venezia”.

Per quanto riguarda la fotografia questa predilige l’uso di luce naturale come dimostrano le molte scene girate di giorno, una luce per lo più fredda che accentua il senso d’inquietudine della storia e la fatiscenza dei casali veneziani. La recitazione troppo marcata, troppo poco naturale – soprattutto quella di Filippo Franchini, Carlo nel film – e il montaggio, con stacchi netti o accellerazioni non funzionali alla storia, allontanano lo spettatore dall’immersione diegetica.

Anche la sceneggiatura risulta poco definita, rendendo per niente evidente il tema dell’opera. Se la prima parte de “Il Signor Diavolo” intriga e incuriosisce, dal midpoint in poi è dispersiva. Non sono chiare alcune scene e altre sono del tutto tralasciabili, come la breve parentesi del colpo di fulmine del protagonista per un’infermiera. La componente orrorifica è più un contorno dato che è quella thriller a prevalere con l’impianto classico dell’investigatore e del mistero da svelare.

Ricorda molto “Regression” film del 2015, diretto da Alejandro Amenábar con Ethan Hawke ed Emma Watson, entrambi i film attirano il pubblico con le atmosfere horror, ma durante la visione le aspettative decadono poiché l’impalcatura della storia è thriller e la delusione è inevitabile. “Regression” tuttavia è un film convincente e ben gestito, mentre “Il Signor Diavolo” lascia l’amaro in bocca.

“Il Signor Diavolo”, infatti, non sortisce alcun paura per il semplice fatto che le tecniche sfruttate sono ormai superate, a sottolineare una regia ancora legata al filone horror degli anni 70. Quindi, seppure ci sia una buona idea di fondo, la messa in scena non ne ha saputo tirare fuori il potenziale, relegando il film a essere solamente l’eco del nome del regista.

VOTO 4/10

Articolo a cura di Sara Paterniani

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