Autostrada Roma-Latina: incontro del Sindacato confederale con l’assessore Mauro Alessandri

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Cisl, Cecere: «Con le chiacchiere stiamo a zero»

Nella giornata odierna si è tenuto un incontro con l’assessore Mauro Alessandri riguardo le infrastrutture del Lazio: nel corso della riunione si è posto l’accento sulla realizzazione dell’Austostrada Roma-Latina. L’assessore ha riproposto lo schema della riprogettazione, il quale a suo dire era già iniziata a ottobre dello scorso anno. «Forse ci siamo persi qualcosa» ha asserito il Segretario Generale della Cisl di Latina Roberto Cecere, che ha poi dichiarato: «Noi siamo fermi ad una sentenza del Tar che dice che la Regione deve riaprire la vecchia gara d’appalto; se non lo farà Autostrade del Lazio, andrebbe nominato un commissario ad acta per l’applicazione di quest’ultima. Nel frattempo stanno riprogettando l’Autostrada con l’obiettivo di ottenere un minor impatto ambientale: questo comporterebbe la realizzazione di un’opera più smart, con un risparmio di circa 500 milioni di euro. Naturalmente non sappiamo che fine faranno le opere di compensazione previste a ridosso della città di Latina. È un progetto molto fumoso, il quale denota ancora una volta la poca attendibilità di un governo regionale che è alla guida dell’ente da ben 8 anni e che non ha fatto nulla per questo territorio.Siamo alle solite: una presa in giro così non si era mai vista, bisogna mettere a ferro e fuoco la Regione. Dopo anni che discutiamo adesso si parla di riprogettazione; con molta probabilità ci sarà la rimodulazione dei costi e degli investimenti, una mortificazione per Latina e per la Provincia. La politica locale si rivela nuovamente di basso profilo, non all’altezza di gestire la costruzione di arterie così importanti per la regione: i nostri politici non sono neanche in grado di incalzare l’amministrazione regionale per valorizzare il territorio, facendolo decollare così come merita» ha concluso Cecere.

La politica non può più trincerarsi dietro le giustificazioni provenienti da altri enti pubblici, che sia il Tar, il Cipe o il Ministero delle Infrastrutture, bensì deve diventare promotrice di un cambiamento di sistema. I cittadini non possono più aspettare tempi e ricorsi del tribunale: sono decenni che il territorio ha bisogno di quest’opera e siamo invece di fronte all’ennesima lungaggine burocratica. Chi spiegherà l’ennesimo ritardo? Può bastare la giustificazione dei ricorsi o della riprogettazione? Noi crediamo che tali spiegazioni non bastino a scagionare la politica locale e regionale dalle sue colpe ed è per questo che ci battiamo per la realizzazione dell’opera, affinché tutti possano finalmente usufruirne. 

Articolo a cura di Fabrizio Scarfò

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