ALESSANDRO MALASPINA, UNA STORIA DIMENTICATA

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Oggi parleremo di Alessandro Malaspina (Mulazzo, 5 novembre 1754 – Pontremoli, 9 aprile 1810), esploratore e navigatore italiano a servizio della Spagna, dove è più noto come Alejandro Malaspina. Una storia, purtroppo, dimenticata.

CENNI STORICO-GENEALOGICI

Alessandro era il terzo figlio maschio di Carlo Morello Malaspina e di Caterina Meli Lupi di Soragna; il padre era marchese di Mulazzo e di alcuni paesi del circondario mentre la madre, di origine parmigiana, era una nipote del viceré di Sicilia Giovanni Fogliani d’Aragona. 

Dopo aver completato gli studi presso il Collegio Clementino, entrò nella marina spagnola nel 1774. Fra il 1786 ed il 1788 compì un periplo del globo sulla fregata Astrea. Quindi il 30 luglio 1789 salpò con le corvette Descubierta e Atrevida per realizzare una grande spedizione scientifica sempre per conto del governo spagnolo. La spedizione toccò la regione del Rio de la Plata, la Patagonia, la costa americana sul Pacifico sino al 60° parallelo nord, le Filippine, la Nuova Zelanda, l’Australia e l’arcipelago del Vavao. Rientrato dal viaggio, il 21 settembre 1794, fu arrestato l’anno successivo con l’accusa, peraltro mai provata, di congiura. Fu liberato soltanto nel 1803, per intercessione di Napoleone. Esiliato dalla Spagna, rientrò in patria, dove si occupò dei problemi politici ed amministrativi della Lunigiana durante l’epoca napoleonica, per poi morirvi appunto il 9 aprile del 1810 come nell’atto che potete vedere.

Le informazioni, i dati, i campioni raccolti e i rilievi astronomici e topografici eseguiti sono di incalcolabile valore, come le descrizioni di numerosi popoli poco o punto conosciuti. Infine, altrettanto importanti e acute sono le osservazioni di natura politica che portano Malaspina a un’aspra critica del sistema coloniale spagnolo. L’ingiusta prigionia gli impedirà di scrivere la relazione del viaggio; unica eccezione saranno le meravigliose carte geografiche pubblicate con l’ordine di non fare alcun riferimento al navigatore. La damnatio memoriae durerà fino alla fine del XIX secolo. 

Articolo a cura di Lorenzo Cirelli

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