Incidente Frecciarossa: Morti i due macchinisti alla guida del treno Alta velocità.

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Nella mattinata di Giovedì 6 Febbraio il treno Frecciarossa AV9595 è deragliato causando la morte dei due macchinisti e ferendo 30 persone.

Stando ai primi rilievi effettuati dalla Polizia giudiziaria, al centro delle cause potrebbe trovarsi uno scambio montato male o difettoso oppure ancora riparato male. Il “punto zero”, infatti, quello in cui si è verificato il problema di scorrimento, e che è stato trovato a 5-600 metri dal luogo in cui si è fermato il convoglio sviato, si trova in corrispondenza di uno scambio. Tratto che per giunta, la scorsa notte, sarebbe stato oggetto di una manutenzione, come riferito dal procuratore di Lodi, Domenico Chiaro, da personale delle Ferrovie. «I lavori di manutenzione – ha detto il procuratore in conferenza stampa – vengono fatti perché qualcosa si è rotto, se no non c’è motivo per essere lì alle 4 e mezza del mattino».

Il treno – prosegue il Procuratore – viaggiava ad una velocità superiore ai 290 km/h, tratto in cui tra l’altro è presente il sistema Ertms (European rail traffic management system ) che, in caso di distrazione da parte dei macchinisti, avrebbe immediatamente corretto l’errore. Nei prossimi giorni – conclude il Procuratore – accerteremo tutte le cause e di chi sia stata la colpa. “Voglio concludere esprimendo il mio cordoglio ai due macchinisti morti nel deragliamento e la vicinanza alle famiglie.”

LE VITTIME

Mario di Cuonzo, 59 anni di Capua, e Giuseppe Cicciù, 52 di Reggio Calabria. Cicciù, uno dei primi manovratori dell’Alta Velocità.

Anche l’ultimo post su Facebook scritto nello scorso ottobre da Giuseppe Cicciù parlava di prevenzione. Ma in questo caso riferita al tumore al seno. «La prevenzione è da sempre l’arma migliore!». Un riferimento alla campagna Frecciarosa di Trenitalia per la prevenzione del cancro alla mammella, iniziativa promossa dal Gruppo FS Italiane, dall’Associazione IncontraDonna Onlus con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Ministero della Salute e la partecipazione di Farmindustria. Tanti i colleghi e amici che stanno lasciando un saluto o un ricordo sulla sua pagina, dove Cicciù si è molto speso contro la violenza sulle donne.

«Lavorava da tanti anni come macchinista, è stato uno dei primi sui nuovi treni dell’Alta velocità. Era una persona con grande esperienza, non era certo uno appena arrivato», dice il Segretario lombardo della Fit Cisl Giovanni Abimelech. E’ stato un nostro attivista e nostro delegato Rsu, era molto vicino alla nostra organizzazione e noi vicino a lui. Si faceva notare, arrivava sempre con il sorriso e ce lo ricordiamo tutti.

Articolo  a cura di Marco Luppi

(AP Photo/Antonio Calanni)
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