Le tre grazie di Raffaello

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Uno dei più grandi capolavori di Raffaello è Le tre grazie. Dipinto all’inizio del XVI secolo, è un gioiello di composizione ed equilibrio utile per spiegare come gli artisti dell’epoca si servissero di modelli in carne ed ossa.

Era semplice trovare uomini disposti a posare nudi per ispirare un Ercole o un David, mentre era quasi impossibile trovare donne disposte a lavorare come modelle.

Quindi gli artisti si servivano di modelli maschi per le parti neutre del corpo, rimediando alle differenze fisiche (seni, genitali, volto) grazie alla statuaria classica  ed alle opere dei colleghi più antichi. 

Osservando l’opera infatti l’anatomia maschile è ancora rintracciabile in più punti:  il busto è poco sinuoso, per niente femminile, le natiche troppo piccole e strette nel bacino, i polpacci troppo pronunciati e le caviglie tozze e poco aggraziate.

Insomma, Raffaello da grande artista quale era, sapeva far nascere arte facendosi bastare quel poco che aveva a disposizione e agendo di fantasia e di tanta genialità. 

Articolo a cura di Luca Giordano

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