NOMADLAND

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Fern è una donna che ha scelto la vita da nomade. Con il suo bianco e pratico furgoncino vive alla giornata, spostandosi di città in città alla ricerca di lavoro. Fern è indipedente e molto creativa, capace di adattarsi alle circostanze e spesso solitaria. In seguito all’invito di un’amica, la protagonista decide di partecipare al raduno annuale dei nomadi organizzato dal “guru” Bob Wells. L’incontro con la comunità nomade darà inizio a un viaggio di elaborazione del dolore e della solitudine, che condurrà Fern a un’epifania.

“Nomadland” è il film dell’anno. Presentato in anteprima al Festival di Venezia nel Settembre 2020, ora disponibile nelle sale e su Disney+, esordisce con un forte ruggito, aggiudicandosi il Leone d’Oro, il primo di una serie di premi. I più recenti i 3 Oscars assegnati la notte del 25 aprile per “Miglior Film”, “Miglior regista” per Chloé Zhao e “Miglior attrice protagonista” per Frances McDormand.

Questo film segna la storia del cinema perché Chloé Zhao è la seconda donna, ma la prima asiatica, a portarsi a casa la statuetta, e Frances McDormand è la seconda donna a vincere per tre volte come “Migliore attrice protagonista” dopo Katherine Hepburn.

Tratto dall’omonimo libro-inchiesta scritto dalla giornalista Jessica Bruder, “Nomadland – Un racconto d’inquiesta” ha fin da subito affascinato la regista e l’attrice, che si sono messe a lavorare insieme per realizzarne un adattamento cinematografico, la Zhao occupandosi della sceneggiatura e la McDormand della produzione.

La regia di Chloé Zhao alterna inquadrature delicate e intime con primi piani, con altre distaccate come i campi lunghi (i paesaggi) o i particolari (gli oggetti), generando un senso di partecipazione alla sofferenza di Fern, che oscilla al desiderio di fermarsi e mettere radici, a quello di libertà.

L’interpretazione di Frances McDormand è magistrale. L’attrice è così calata nella parte che lo spettatore crede che Fern sia reale e non un personaggio, e che quindi siamo di fronte a un documentario, specie se si considera che gli altri personaggi nomadi interpretano tutti se stessi. Linda May, Swankie e Bob prestano la propria storia al racconto cinematografico, mettendo a nudo se stessi agli occhi dello spettatore.

“Nomadland” non parla di “senzatetto”, ma di “senza casa”, perché tutti i protagonisti hanno un luogo che considerano tale ed è il loro furgone, al quale prestano molta cura non solo riverniciandolo, ma anche decorandolo e arredandolo per renderlo il più possibile comodo e accogliente. Fra i nomadi che Fern incontra nel suo viaggio ci sono sia coloro che sono stati costretti a vivere in un van a causa della crisi economica, sia quelli che hanno scelto di vivere senza radici perché spiriti liberi.

Fern è tutte queste motivazioni e questo la porterà a empatizzare con tutti i nomadi, trovando a sua volta facilmente fra di loro comprensione. Quella che non trova nei suoi affetti, come la ragazzina a cui faceva da tutor o della sorella. L’unico che può comprenderla è Dave (interpretato da David Strathairn), un altro “senza casa” che accompagnerà Fern per un tratto del suo viaggio e con cui c’è un legame emotivo forte ma platonico.

La bellissima colonna sonora curata da Ludovico Einaudi dà ulteriore forza ai momenti più intensi, esaltando la sceneggiatura e, soprattutto, il lavoro della McDormand.

“Nomadland” è un film che parla comunque di un pezzo della storia americana, quello della Grande recessione iniziata nel 2007 ed estesasi fino al 2013. All’inizio del film ci sono, infatti, una serie di cartelli introduttivi che contestualizzano la vicenda, parlando della cancellazione della città di Empire, nel Nevada. Empire era una città industriale, sorta intorno alla fabbrica produttrice di cartongesso e quindi abitata per lo più dai dipedenti. Nel 2011 in seguito al calo della richiesta del cartongesso, la fabbrica è fallita e poco a causa dello spopolamento della città, il codice postale di Empire è stato addirittura rimosso. E’ da questo incipit che si inserisce Fern, ex operaia, che sceglie di vivere nel van dopo aver perso tutto.

“Nomadland” è una storia fortemente americana, eppure capace di toccare le corde emotive parlando di tematiche uniservali con maestria ed enorme semplicità.

VOTO 9/10

Articolo a cura di Sara Paterniani

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