Non demotivare mai qualcuno che sta facendo dei progressi, per quanto proceda lentamente (Platone)

Condividi con:
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Sempre in riferimento al libro di Alvaro Bilbao, già citato in articoli precedenti, si è cercato spesso di sottolineare come lo sviluppo del bambino sia contornato metaforicamente da piccoli tasselli che, susseguendosi incessantemente nel tempo, tendono ad incastrarsi tra loro al fine di dar vita ad un individuo integro (dove quest’ultimo termine tende a inglobare al suo interno il concetto di simbiosi tra lo sviluppo fisico e cognitivo).

Cos’è, però, nello specifico che spinge un individuo ad agire al fine di apprendere da ciò che lo circonda? Cos’è che anima la ricerca dei suddetti “tasselli” necessari per la crescita?

Ebbene la risposta non può che essere: la motivazione.

In primo luogo, allora, partendo dall’analisi etimologica della parola, potremmo definire la motivazione come un movimento messo in atto da una persona verso un qualcosa di desiderato. 

Un impulso interiore che anima la costante ricerca di significati di cui il bambino, specie se piccolo, ha fortemente bisogno. Eppure, ancor più nello specifico, il bisogno continuo di migliorare e di imparare è animato in particolare da due principi:

1) Imparare a progredire

2) Ricevere amore e riconoscimento

A tal proposito, il primo principio riflette l’esigenza propria del bambino di imparare a migliorarsi; un esempio tipico può essere riscontrato nel campo del linguaggio: quando l’infante inizia a pronunciare le prime parole prova un senso di soddisfazione grazie al quale sente il bisogno di riuscire ad incastrare quelle stesse parole all’interno di frasi. 

Inoltre, se la pronuncia in sè, sia essa giusta o sbagliata, saràanche riconosciuta e valorizzata dall’adulto di riferimento il sentimento motivazionale aumenterà e il bambino sarà maggiormente incline al dialogo.

Il riconoscimento e l’esaltazione di un obiettivo raggiunto da parte dell’adulto caregiver è uno dei fondamenti alla base della motivazione dell’infante.

Quando si pone l’accento su tale concetto, infatti, non bisogna mai tralasciare l’importanza rivestita dalle figure di riferimento per il bambino perché tutta la sua formazione, a partire dal modus operandi, non sarà altro che una conseguenza dell’osservazione e della percezione che il bambino ha di loro.

Articolo a cura di Ilaria Genovesi

Ti piace questo post?
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.