L’APRASSIA

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I disturbi di programmazione motoria, ovvero le aprassie, sono un deficit dell’attività motoria che compaiono durante l’esecuzione volontaria di un comportamento finalizzato; non vengono considerati aprassie deficit dovuti a disordini da input come la sordità o la cecità oppure a disordini da output come i tremori. L’aprassia colpisce i livelli a cui è ideato lo schema motorio congruente con il gesto che si vuole svolgere ed è contraddistinta dalla dissociazione automatico – volontaria, ovvero i movimenti che in genere si fanno in maniera abituale non riescono più ad essere eseguiti a comando.

Steinthal nel 1971 fu il primo a parlare di aprassia quando descrisse un deficit basato sulla mancata correlazione tra i movimenti e gli oggetti da manipolare (differenziandosi dunque dall’asimbolia, che invece riguarda il mancato riconoscimento una certa azione, non la si astrae correttamente e quindi ne si sbaglia la risposta). Osservando la correlazione tra aprassia e afasia nei destrimani lesionati nell’emisfero controlaterale, se penso che esse fossero dovute ad un difetto di astrazione e concettualizzazione.

Tra le principali forme cliniche di aprassia possiamo citare:

  • Aprassia bucco facciale, che coinvolge i muscoli della bocca rendendo per esempio impossibile deglutire. Questa forma è caratterizzata da una dissociazione fra l’incapacità di compiere un movimento in maniera volontaria e la capacità di eseguirlo in modo volontario.
  • Aprassia del tronco, caratterizzata da una dissociazione tra i muscoli e i movimenti degli arti e del tronco
  • Aprassia degli arti, che riguarda le lesioni dell’emisfero sinistro che sono la causa dei deficit di entrambi gli arti superiori
  • Aprassia ideativa, ovvero la riduzione della capacità di utilizzare oggetti di uso comune non dovuta alla mancanza di riconoscimento di questi ultimi ma alla mancata applicazione della sequenza che codifica il loro utilizzo
  • Aprassia ideomotoria, dove il paziente non riesce ad eseguire un piano di azione che però riesce a mettere in pratica commettendo errori e gesti molto goffi

Non esistono interventi strutturati che siano in grado di fornire una adeguata riabilitazione sia perché un aprassico non può fare i gesti che quotidianamente gli riescono quando è incitato dall’esaminatore per via della dissociazione automatico volontaria sia perché nella metà dei casi il miglioramento avviene spontaneamente. In ogni caso si usa

  • Un addestramento DIRETTO quando si fanno usare al paziente per esempio oggetti di uso quotidiano
  • Un addestramento ESPLORATIVO dove si spiegano in modo pratico la funzione degli oggetti.

Articolo a cura di Rosario Cassaniti

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