Sindrome da deprivazione sociale

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La pandemia da Covid 19 ha portato nella società una conseguenza molto complessa, riscontrabile principalmente nei bambini: la sindrome da deprivazione sociale. 

Le restrizioni imposte per porre un freno alla diffusione del contagio hanno di fatto richiesto un netto stop alla condivisone di momenti – quali feste, passeggiate, centri commerciali e così via – che hanno gettato le basi per lo sviluppo di conseguenze molto spiacevoli riscontrabili specialmente nei più piccoli. 

L’Huffington Post riporta una lettera di Cristian, che frequenta la terza elementare: “Una cosa che ancora mi manca tanto è la libertà di uscire quando voglio, di giocare con gli altri bimbi al parco, di andare dai miei cugini che hanno la mia stessa età e abitano distanti. […] Quest’anno il Natale è stato diverso dai precedenti, in quanto io, mamma e papà non lo abbiamo potuto festeggiare coi nonni e gli zii. Avrei desiderato tanto abbracciarli e divertirmi insieme a loro, ma siamo stati fermi in casa.” 

Per definire e comprendere la condizione a cui sono sottoposti i bambini nell’anno della pandemia, Massimo Ammaniti – psicoanalista dell’età evolutiva e professore onorario di Psicopatologia dello sviluppo presso la facoltà di Medicina e Psicologia dell’ateneo “La Sapienza” della Capitale – ha rilasciato una intervista sempre per l’Huffington Post in cui dichiara che il lockdown, a causa delle restrizioni e delle chiusure delle scuole, ha simboleggiato un periodo di sacrifico che ha inevitabilmente portato diversi problemi. “È stato complicato spiegare ai bambini perché non potessero più uscire, andare a scuola o al parco, incontrare i loro amici o anche solo giocare sul marciapiede davanti casa. In particolare non è stato semplice spiegarlo ai bambini in età prescolare: a tre anni non è facile capire perché da un giorno all’altro ci si ritrovi costretti in casa.” Il Professore Ammaniti sostiene anche che ai bambini sono mancati delle esperienze sociali fondamentali per la crescita e la formazione personale dei bimbi stessi come lo svegliarsi presto la mattina, prepararsi, essere accompagnati a scuola, incontrare gli insegnanti e condividere attimi di condivisione con i coetanei. “L’identità dei bambini è molto legata ai ritmi, alle abitudini, ai riti della vita quotidiana e ai suoi ambienti, per cui, venendo meno questi elementi, i rischi sono il disorientamento e l’insicurezza. La quotidianità, infatti, rassicura i bambini e li conferma nella loro identità e nel fatto di vivere in un ambiente mediamente prevedibile.” La mancanza di queste ‘quotidianità’, unito all’assenza di stimoli quali il contatto con altri bambini, le attività scolastiche come le gite o i lavori di gruppo e attività extra curriculari come il praticare uno sport, ha contribuito alla nascita di una vera e propria sindrome da deprivazione sociale. “Va aggiunto – sottolinea l’esperto – che nei più piccoli è fondamentale quello che definiamo “Io Motorio”: andare a scuola, per esempio, implica attività che mettono al centro corpo e motricità. Nei primi anni di vita la cognizione corporea è fondamentale perché non rappresenta mero esercizio fisico, ma un modo per entrare in rapporto con gli altri e per conoscere il mondo”.

L’intervista completa al professore Massimo Ammaniti a cura dell’Huffington Post e da cui sono tratte le informazioni contenute in queste righe sono raggiungili alla seguente pagina https://www.huffingtonpost.it/entry/bambini-cresciuti-senza-bambini-ai-tempi-del-covid-ammaniti-sindrome-da-deprivazione-sociale_it_5fd9a24ac5b663c3759ae5f1?fbclid=IwAR3SQo-rPoUeJtLdo6-_Sztses3YDQN1AvrVZ8DY05e5l8uTO3VoZZ73JEc

Articolo a cura di Rosario Cassaniti

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