Guardare nel passato, con l’astronomia si può

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Ancora non è possibile guardare nel futuro per anticiparlo, ma guardare nel nostro passato è invece alla portata di tutti/e. Basta alzare lo sguardo in cielo, allacciarsi le cinture, e partire per un viaggio bellissimo. Come però bisogna essere allenati al bello, e magari aver studiato, per apprezzare un particolare stile architettonico, per gustarsi appieno la bellezza delle stelle è necessario conoscerne qualche segreto. Oggi si parla di anno luce.

 Seppure si chiami “anno”, e ci ricordi il calendario appeso in cucina, l’anno luce non segna un tempo bensì delle distanze. Per definizione un anno luce è la distanza che la luce percorre in un anno. Studiandone il comportamento sappiamo per bene che la luce, nel vuoto, va sempre alla stessa velocità per qualunque osservatore. Il 16 Novembre del 2018 a Versailles, per alzata di mano, è stato deciso che la luce ogni secondo copre esattamente 299.792.458 metri, non un millimetro più non un millimetro meno [1]-[2]. Quanti sono tutti questi metri? Purtroppo, sulla Terra non esistono due punti così distanti da poterli usare come esempio in una spiegazione. Per capire questa distanza vi posso però dire che, se ci fosse un aereo ad andare alla velocità della luce, allora questo aereo riuscirebbe a fare ben 7 volte e mezzo il giro della Terra in un solo secondo. Pazzesco! Mettendosi quindi a contare quanti secondi ci sono in un anno, sarà quindi facile dimostrare che saranno circa (arrotondiamo per comodità) 10 mila miliardi i kilometri che la luce percorre in un anno. Questa distanza è per definizione detta anno luce. Una distanza enorme che, per questo, non viene normalmente indicata per descrivere distanze sulla Terra, ma solo per parlare di distanze fuori dal nostro sistema solare.

Figura 1 – L’anno luce non è solo un’unità pratica per esprimere le distanze, ma fornisce anche indicazione di quanto tempo la luce ha viaggiato nello spazio prima di raggiungere i nostri occhi. Credit: Bob King [3]

La stella a noi più vicina, oltre al Sole, dista appena 4.2 anni luce e si chiama Proxima Centauri [4]. Un nulla astronomico, un’infinità per noi umani. Questo comporta che la luce per percorrere la distanza tra noi e Proxima Centauri impiega ben 4.2 anni. Quindi, quando noi guardiamo Proxima Centauri (che in realtà non si vede dall’Italia) stiamo ricevendo la sua luce vecchia di 4.2 anni, la vediamo quindi come lei era 4.2 anni fa. E questa è la più vicina! Se prendiamo la polare, la vedremo vecchia di 300 anni e nessuno può sapere oggi, in questo istante cosa succede li. L’oggetto più lontano, che chiunque di voi può vedere ad occhio nudo senza alcun tipo di ausilio, è la galassia di Andomeda: 2 milioni e mezzo di anni luce! Se ci fosse qualcuno in quella galassia ad osservarci oggi, non vedrebbe quindi noi ma qualche timido ominide che iniziava a spostarsi per l’Africa.

Il cielo, quindi, è un’enorme macchina del tempo. Telescopi potenti servono proprio per guardare più lontano possibile, anche miliardi di anni luce, perché più si vede lontano, più indietro nel tempo è possibile arrivare.

Cieli sereni e stellati!

Per saperne di più:

[1] https://www.inrim.it/ricerca-sviluppo/le-unita-di-misura/la-ridefinizione-del-sistema-internazionale-delle-unita-di 

[2] https://www.inrim.it/sites/default/files/mediaroot/unita_di_misura/dispensa_si_new.pdf 

[3] https://skyandtelescope.org/observing/how-to-see-the-farthest-thing-you-can-see090920150909/ 

[4] https://it.wikipedia.org/wiki/Proxima_Centauri

Articolo a cura di Andrea Alimenti

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