I 10 brani più sottovalutati della discografia di Avril Lavigne che mettono in mostra il suo suono unico

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Avril Lavigne è entrata nel 2021 con un incendio sotto i piedi. Subito dopo la sua storica collaborazione con  MOD SUN su “Flames”, la “pop-punk princess” ha confermato che il suo nuovo album arriverà quest’anno.

Prodotto da John Feldmann e MOD SUN, il disco è un ritorno alle sue radici. Inutile dire che ora stiamo nuotando in un misto di attesa, nostalgia e fervida curiosità, e stiamo per immergerci in profondità. Anche se sarebbe facile indicare i suoi successi mainstream come dimostrazioni del suo talento unico, preferiamo adottare un approccio diverso. 

“Too Much To Ask”

È facile essere trascurati mentre sei su una tracklist con canzoni del calibro di “Sk8er Boi” e “Complicated.” Detto questo, “Too Much To Ask” merita sicuramente una rivisitazione se non è già nella tua rotazione. L’inno mostra Avril dei primi anni 2000, avvolgendo un po’ di energia pop-punk seriamente struggente con alcuni dei testi più dolorosamente relazionabili del decennio.

“Unwanted”

“Too Much To Ask” non è l’unica puntina su Let Go che è ampiamente sottovalutata. “Unwanted” vanta un tono molto diverso, tagliente. Le potenti e angosciose voci di Lavigne attraversano i riff incendiari della chitarra, spinte da alcuni dei ganci più intriganti che l’album ha da offrire. Questa è una di quelle canzoni che ti faranno agitare, che tu sia in vena di muoverti o no.

“Togheter”

Siamo disposti a scommettere che hai appena letto “Together” con la voce appassionata di Lavigne. Questo perché questa è una di quelle tracce che non sei in grado di dimenticare, anche più di 15 anni dopo. Con la sua energia incisiva ma evocativa, è onestamente una sorpresa che questa canzone non riceva lo stesso grado di attenzione nostalgica di “My Happy Ending” o “Nobody’s Home.”

“Who Knows”

“Who Knows” è proprio lì con “Together” in termini di memorabilità. Il brano è un’esibizione dello spirito travolgente di Lavigne, che dice qualcosa di significativo nel contesto di una discografia brulicante di potere punk-rock girl. È un viaggio dall’inizio alla fine, che rimbalza tra alti e bassi con un’aria sempre presente di ispirazione che potrebbe trascinarvi fuori da qualsiasi stato d’animo.

“Contagious”

Probabilmente arriveremmo a definire l’insieme di The Best Damn Thing come sottovalutato. In soli due minuti, la canzone vi darà una scarica di testa che richiede una settimana per scuotersi. È vibrante, orecchiabile e liricamente dolce come l’inferno. 

“Everything Back But You”

Ascolta i primi 20 secondi di “Everything Back But You” e penserai che stai per tuffarti a testa alta in una traccia punk degli anni ’90. È un colpo bello grosso, arriva subito dopo “When You’re Gone”, ma siamo qui per il colpo di frusta.

“I Don’t Have To Try”

Tanto vale coprire l’intero spettro dell’eclettismo portato da The Best Damn Thing. Proprio lì con le precedenti tracce sottovalutate c’è “I Don’t Have To Try.” In quello che potrebbe essere solo l’apice dell’audacia ottimista e provocatoria di Lavigne, questa canzone è come la sorella minore meno popolare di “Girlfriend.” Se non ha segnato i tuoi anni adolescenziali, probabilmente vorresti che fosse così.

“Stop Standing There”

Saremo i primi ad ammettere che Goodbye Lullaby ha segnato una grave divergenza da quello che ci saremmo aspettati da Lavigne. La canzone è piena di una vivace spensieratezza. È un po’ un contrasto accanto a The Best Damn Thing, ma siamo felici di aver visto questo lato della principessa pop-punk.

“Hush Hush”

Pensate all’era di Lavigne e la vostra mente probabilmente va dritta a “Here’s To Never Growing Up” o “Hello Kitty.” Non possiamo biasimarti per questo. Non trascuriamo però la magistrale, emozionante conclusione del disco. “Hush Hush” conclude davvero l’album con una nota alta, navigando attraverso un mare di stati d’animo che attirano l’ascoltatore.

“Souvenir”

Quando Lavigne tornò dalla pausa con il suo album del 2019, Head Above Water, l’attesa era palpabile. Si può dire che sia la title track che “I Fell In Love With The Devil” hanno soddisfatto e superato le aspettative. Ma noi sosteniamo che “Souvenir” dovrebbe unirsi ai ranghi delle tracce più iconiche dell’album. Una vetrina non solo di talento ma di maturità, la canzone dimostra magnificamente la progressione di Lavigne attraverso il suo mandato quasi ventennale.

Articolo a cura di Martina Nardoni

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